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Paolo Borrometi incontra gli studenti del Liceo Classico “Vitruvio Pollione”

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Ha riscosso grande successo e suscitato forte emozione l’incontro delle classi Quarte e Quinte del Liceo classico “Vitruvio Pollione” di Formia con il giornalista e scrittore Paolo Borrometi, tenutosi venerdì 31 maggio presso la palestra dell’istituto, alla presenza dell’Assessore alla Cultura e all’Istruzione, Luigia Bonelli, e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine.

Giornalista in prima linea nella lotta contro la mafia e appassionato ricercatore di verità troppo spesso sepolte, autore del libro “Traditori”, un viaggio nella storia d’Italia che parte dallo sbarco degli americani in Sicilia nel 1943 per arrivare ai giorni nostri e denuncia i criminali che mirano a creare confusione per raggiungere i propri interessi a discapito della verità, insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal Presidente della Repubblica Mattarella nel 2015 e, da marzo 2023, condirettore dell’Agenzia Giornalistica Italia, Borrometi è stato accolto con parole di profonda stima e riconoscenza dalla Dirigente scolastica Teresa Assaiante.

Un uomo, prima di tutto, che ha fatto del coraggio e della ricerca della verità sempre e a ogni costo i principi ispiratori della sua vita. Un eroe moderno, che combatte quotidianamente la sua battaglia in nome della cultura e della giustizia, lontano dalla sua Sicilia. Un testimone, costretto a vivere sotto scorta dal 2014, a seguito di un’aggressione, che ha trasformato la paura in forza di andare avanti e guardare lontano, nonostante le minacce e le intimidazioni continue.

Il giornalista ha parlato ininterrottamente per circa un’ora davanti ad una platea attenta e partecipe, ripercorrendo con la memoria esperienze forti e ricordi indelebili che lo hanno portato a scegliere il giornalismo di inchiesta, dalle bombe degli anni Settanta alle stragi di Capaci, di via d’Amelio, di Firenze, fino all’arresto di Matteo Messina Denaro. Una scelta che ha illuminato tutta la sua vita.

Gli studenti si sono poi alternati nel porre domande all’ospite che, con grande professionalità ed empatia, ha risposto spaziando su argomenti sempre attuali della nostra Italia: il caso Moro, le organizzazioni mafiose, lo Stato e la Magistratura.

Borrometi si è raccontato agli studenti e ha raccontato la sua Sicilia con passione e commozione, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua straordinaria esperienza di giornalista e alcuni momenti cruciali della storia d’Italia del secondo Novecento. Ha rivissuto, in particolare, con profondo trasporto, gli attimi tragici e l’angoscia che seguirono, nel maggio del 1992, alla strage di Capaci quando lui, un ragazzino di 9 anni alla festa per la Prima comunione del figlio di amici di famiglia, si ritrovò improvvisamente “adulto” tra gli adulti a soffrire, come tutti gli italiani, l’angoscia per quella “strage di innocenti”. E Borrometi, a questo punto, a voce alta e vibrante, nel silenzio commosso della palestra del liceo “Vitruvio Pollione”, ha scandito i nomi di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, alla cui memoria gli studenti hanno dedicato un lungo e intenso applauso, in quello che è stato un altro momento di fondamentale importanza per la loro formazione civica, storica e umana.

Scrittore dalla penna fine e tagliente, Borrometi ha usato parole drammatiche e, insieme, ricche di una forza incisiva e di una concretezza ammirevole, in quanto specchio di una vita vissuta e di esempi veri di un mondo reale che si può migliorare solo con azioni concrete, senza essere eroi, ma adempiendo ai propri doveri con onestà e ispirati dalla giustizia.

Ospite prestigioso, gentile ed educato, dai modi teneri, dal sorriso affettuoso e dagli occhi di chi ha vissuto non solo momenti “bui”, ma anche passioni importanti, come quella per il giornalismo, lo scrittore ha poi ringraziato con sincera commozione le Forze dell’Ordine che quotidianamente sono impegnate per la tutela dei cittadini in nome del rispetto della Legge.

Un messaggio di forza e coraggio quello lasciato agli studenti: “Nonostante tutto, io non ho mai smesso di raccontare. Il giornalista ha un dovere fondamentale: raccontare i fatti. Perché un Paese può cambiare solo se è informato. Il cambiamento che passa attraverso la cultura e l’informazione. Io ho fatto solo il mio dovere”.

Significativa la sua conclusione: “Faccio solo il giornalista non ho certezze. Ha solo domande… Sbaglio come tutti gli altri”. Una grandissima lezione di umiltà e sincerità per tutti, in un momento storico complesso e contraddittorio.

Gli alunni, attenti ed emozionati, hanno respirato parole che sapevano di legalità, di moralità, di rispetto per le istituzioni, di libertà. Un messaggio su tutti ha fatto da fil rouge della mattinata: non cedere mai, non vivere una vita “non autentica”, ma cercare sempre l’autenticità ed essere coraggiosi per essere liberi. “Perché non c’è cosa più bella del profumo della libertà”.

Un grande ringraziamento a Paolo Borrometi viene dalla Dirigente scolastica perché con la sua presenza incisiva può aiutare nel difficile compito di proporre modelli credibili alle nuove generazioni che hanno sete e fame di verità e giustizia!

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