Un anno senza il Prof. Giovanni Scambia: l’eredità viva di un maestro della medicina italiana In Evidenza

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A un anno dalla scomparsa del Prof. Giovanni Scambia, la comunità scientifica italiana continua a misurare la portata di un’eredità che non appartiene al passato, ma che agisce ogni giorno nei luoghi della cura, della ricerca e della formazione. A ricordarlo è la prof.ssa Giorgia Garganese, direttrice del Gemelli Women’s Health Center for Digital and Personalized Medicine dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha dedicato al suo maestro un video commemorativo denso di memoria e gratitudine.

Un uomo capace di unire visione e concretezza

Nel racconto della prof.ssa Garganese, Scambia emerge come «un uomo fuori dall’ordinario», capace di tenere insieme dimensioni spesso considerate distanti: la visione e la concretezza, l’umanità e la scienza, la semplicità e l’innovazione. È stato tra i protagonisti della trasformazione della ginecologia oncologica in Italia e nel mondo, lasciando un segno profondo nei professionisti che ha formato e nelle donne che ha curato.

La sua storia personale, ricorda Garganese, nasce già in un contesto speciale: la vigilia di Natale del 1959, nella clinica del nonno a Catanzaro. La medicina era una presenza naturale, quotidiana. Da bambini, racconta la professoressa, «andavamo in sala operatoria a guardare gli interventi» e il primo insegnamento ricevuto in famiglia era semplice e decisivo: dare una carezza al malato.

Il clinico e il pioniere

Laureato con lode alla Cattolica e specializzato sotto la guida del professor Salvatore Mancuso, Scambia ha incarnato l’idea che solo un ricercatore curioso possa diventare un clinico capace. A 42 anni era già professore ordinario.

È stato un chirurgo dal talento straordinario: tra i primi a introdurre la laparoscopia in ginecologia oncologica, ne ha definito le regole e dimostrato che anche gli interventi più complessi potevano diventare mini-invasivi. Ha portato la robotica in sala operatoria e l’ha integrata con la realtà aumentata, trasformando la sperimentazione in pratica clinica.

Ogni gesto, ricorda Garganese, «per lui era un atto di cura e di rispetto». La sua regola era semplice: davanti non c’è mai una “paziente X”, ma «tua madre, tua nonna, tua sorella».

Lo scienziato e il costruttore di infrastrutture

La sua produzione scientifica supera ogni soglia di eccellenza. Ha creduto nella ricerca traslazionale quando in Italia quasi non se ne parlava e al Policlinico Gemelli ha creato infrastrutture oggi fondamentali: dal parco tecnologico G-STEP alla Biobanca.

Con il progetto SPG500 ha reso la profilazione genomica accessibile gratuitamente a tutti i pazienti oncologici, aprendo la strada alla biopsia liquida avanzata e ai programmi di intelligenza artificiale applicati alla clinica. Per lui la ricerca era un dovere morale verso le donne che curava.

Il leader che ha trasformato il Policlinico Gemelli

Nel 2018 ha guidato la trasformazione del Policlinico Gemelli in IRCCS multidisciplinare, diventandone il primo direttore. In pochi anni l’ospedale ha ottenuto l’accreditamento della Joint Commission ed è salito ai vertici delle classifiche nazionali e internazionali. La ginecologia oncologica, la sua “prima casa”, è arrivata a essere terza al mondo nel ranking del Minsk Week.

Ha presieduto società scientifiche nazionali ed europee, unito gruppi internazionali, scritto linee guida, creato collaborazioni e aperto nuove strade.

Il maestro che ha costruito una scuola

Scambia è stato un autentico mentore: sapeva riconoscere il talento, farlo crescere, affidargli responsabilità. Al Gemelli ha creato una vera “architettura della cura”: centri clinici innovativi, scuole chirurgiche, scuole di imaging, laboratori di ricerca avanzata. Tutto dentro un’unica visione: generare competenze e futuro.

La sua scuola oggi vive in molti ospedali e università d’Italia.

La persona: famiglia, relazioni, profondità

Pur ricoprendo incarichi e ricevendo onorificenze, la sua ricchezza più grande era la famiglia: legato ad Emma, la sua compagna di una vita, a sua figlia Luisa, il suo orgoglio più grande, e alla piccola Sofia. Con tutti aveva un modo unico di entrare in relazione: aperto, diretto, capace di andare subito in profondità.

Il giorno del suo saluto, accanto alle più alte cariche istituzionali e ai luminari della medicina, c’erano studenti, colleghi, pazienti: una moltitudine unita dallo stesso affetto e dalla stessa gratitudine.

I tre pilastri del suo testamento professionale

Garganese sintetizza l’eredità di Scambia in tre pilastri:

  • La cura: umiltà, relazione, capacità di mettersi dall’altra parte, attenzione massima e rifiuto dell’approssimazione.
  • L’insegnamento: il docente vero crea qualcuno migliore di lui; il discente ha successo solo se sa fare meglio del maestro.
  • La ricerca: rendere possibile ciò che sembrava impensabile, dalla fertilità dopo un tumore all’uso dell’intelligenza artificiale per predire la risposta alle cure.

«Un gigante maestoso di piccola taglia»

Nel ricordo personale della professoressa, Scambia era un direttore d’orchestra capace di trasformare l’esecuzione tecnica in armonia. «Le note da sole non sono già musica», dice. Serve chi sa ascoltare, scegliere, sostenere il tempo. «Lui è stato questo per noi. Ci ha insegnato a suonare da maestri, ma soprattutto a suonare insieme».

Il tributo in immagini

Per custodire e condividere questa eredità, la prof.ssa Garganese ha realizzato un video commemorativo che ripercorre la vita, il pensiero e l’impatto del Prof. Scambia attraverso immagini, parole e testimonianze. Un racconto visivo che restituisce la misura di un maestro capace di trasformare la cura in futuro.

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a cura di: Maria Vaudo