La Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta: innovazione, arte e scienza nella nuova era della Radioterapia Oncologica In Evidenza

Condividi

Intervista alla Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta, Direttore della Radioterapia Oncologica e del Dipartimento di Diagnostica per Immagini del Policlinico, A. Gemelli IRCCS di Roma

Dal riconoscimento IAEA alla radioterapia con i fasci esterni CT ed RM guidata, dalla radioterapia interventistica al progetto Art4ART: il Gemelli ART guida l’oncologia del futuro con un modello che unisce tecnologia, ricerca e umanizzazione della cura.

La radioterapia oncologica sta vivendo una trasformazione profonda, in cui tecnologia, ricerca clinica, multidisciplinarietà e attenzione alla persona convergono per offrire percorsi sempre più efficaci e personalizzati. A guidare questa evoluzione è la Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta, Professore Ordinario di Radioterapia Oncologica, Vice-Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttrice del Gemelli ART – uno dei centri più avanzati in Europa per il trattamento dei tumori del retto, delle neoplasie ginecologiche e per lo sviluppo di tecniche radioterapiche di precisione.

Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, specialista in Radioterapia Oncologica e Dottore di Ricerca in Brachiterapia, la Prof.ssa Gambacorta ha dedicato la sua carriera allo sviluppo di protocolli innovativi, alla radioterapia adattativa, alla brachiterapia avanzata, alla radiomica e alla preservazione della fertilità nelle giovani pazienti oncologiche. Sotto la sua guida, il Gemelli ART ha ottenuto traguardi di rilievo internazionale, tra cui il riconoscimento come primo Centro Collaboratore IAEA per l’Oncologia Radioterapica in Europa.

🔬 Gemelli ART: un modello internazionale di radioterapia oncologica avanzata

Il Gemelli ART si distingue oggi come uno dei centri più innovativi e riconosciuti a livello internazionale nel campo della radioterapia oncologica. La sua eccellenza nasce dall’integrazione equilibrata di tre dimensioni che, insieme, definiscono un nuovo paradigma di cura:

  1. Innovazione tecnologica al servizio della precisione

Il centro adotta le tecniche più avanzate della radioterapia moderna: radioterapia adattativa guidata dalle immagini CT ed MR, brachiterapia oggi meglio definita come radioterapia interventistica, tecniche stereotassiche ablative, protocolli combinati con immunoterapia e terapie sistemiche, sistemi di intelligenza artificiale per la personalizzazione dei trattamenti e il Theragnostic Oncology Center (TOC), dedicato all’integrazione tra diagnostica e terapia.

  1. Ricerca clinica multidisciplinare che anticipa il futuro

Il Gemelli ART è protagonista di studi nazionali e internazionali sulla conservazione d’organo nel tumore del retto, tramite TNT (Total Neoadjuvant Therapy), protocolli di intensificazione della dose, sulla radiomica e sulla predizione degli outcome oncologici. Accanto alla ricerca, il centro è anche un polo formativo d’eccellenza: la Scuola di Specializzazione in Radioterapia Oncologica, diretta dalla Prof.ssa Gambacorta, integra teoria, pratica clinica avanzata e tecnologie di ultima generazione, formando specialisti capaci di affrontare le sfide della moderna oncologia radioterapica.

Radioterapia – «Aventino» | Ospedali Dipinti | Silvio Irilli | Gemelli ART

  1. Umanizzazione del percorso terapeutico

Accanto alla tecnologia, il centro ha sviluppato un modello di cura che mette al centro la persona: Art4ART, Beauty ART, ambienti immersivi, percorsi dedicati ai pazienti pediatrici, opere artistiche nelle sale di trattamento e la Sala TC di Simulazione Virtuale “Salto nel Blu”, che trasforma la fase di pianificazione in un’esperienza accogliente e rassicurante. Qui la bellezza diventa parte integrante della cura, contribuendo a migliorare la resilienza e il benessere dei pazienti.

✍️  Intervista alla Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta: visione, innovazione e umanizzazione della radioterapia oncologica

In questo contesto di innovazione, ricerca e umanizzazione della cura, GaetaNews24 ha incontrato la Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta per approfondire le nuove frontiere della radioterapia oncologica, il ruolo del Gemelli ART nel panorama internazionale e l’impatto delle tecnologie emergenti — dall’intelligenza artificiale alla radiomica — sui percorsi di cura dei pazienti.

Il Policlinico Gemelli è stato riconosciuto come primo Centro Collaboratore IAEA per l’Oncologia Radioterapica in Europa. Qual è il valore di questo traguardo e quali prospettive apre per la ricerca e per i pazienti?

Il riconoscimento del Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS come primo Centro Collaboratore dell’International Atomic Energy Agency in Europa per l’oncologia radioterapica rappresenta una conferma dell’eccellenza raggiunta nella ricerca e nelle cure oncologiche.

Questo traguardo rafforza il ruolo del Gemelli come punto di riferimento internazionale per la formazione, l’innovazione e lo sviluppo di nuove tecniche di radioterapia, favorendo collaborazioni scientifiche globali e progetti di ricerca avanzati. Per noi significa soprattutto promuovere e condividere una cultura che integra tecnologia, competenza e innovazione, mettendole sempre al servizio del paziente e della qualità delle cure.

La radioterapia interventistica è uno dei punti di forza del Gemelli ART. Può spiegare le differenze tra HDR e PDR e quali vantaggi offrono nei tumori ginecologici e del retto?

La radioterapia interventistica rappresenta uno dei punti di forza del Gemelli ART perché è pienamente integrata in un percorso oncologico multidisciplinare più ampio, che comprende la radioterapia a fasci esterni, le terapie mediche erogate nei nostri reparti e la stretta interazione con le più avanzate terapie sistemiche dell’oncologia medica e con le innovazioni tecnologiche della chirurgia.

La radioterapia interventistica consiste nel posizionare la sorgente radioattiva direttamente a contatto con la lesione neoplastica, consentendo di erogare dosi molto elevate di radiazioni con il massimo risparmio degli organi sani circostanti. Le tecniche HDR (High Dose Rate) e PDR (Pulsed Dose Rate) permettono di adattare il trattamento alle caratteristiche della malattia e del paziente, offrendo vantaggi importanti soprattutto nei tumori ginecologici e del retto-ano.

L’efficacia di questi approcci si basa però soprattutto sul lavoro di squadra. La loro applicazione richiede una stretta collaborazione con la radiologia, fondamentale per identificare con precisione il target attraverso tecnologie di imaging avanzate, e con la chirurgia, che consente di raggiungere sedi di malattia durante l’intervento e di integrare la radioterapia in strategie terapeutiche radicali anche nei casi in cui l’anatomia non permetterebbe ulteriori resezioni chirurgiche. È proprio questa integrazione di competenze, tecnologie e percorsi di cura a rendere la radioterapia interventistica uno strumento di grande valore per migliorare i risultati oncologici e la qualità di vita dei pazienti.

Il Theragnostic Oncology Center (TOC) rappresenta un modello avanzato di integrazione tra diagnostica e terapia. In che modo questo approccio theranostico permette di personalizzare i trattamenti?

Il Theragnostic Oncology Center (TOC) rappresenta un modello innovativo di medicina personalizzata perché integra in un unico percorso diagnostica avanzata e terapia. L’approccio teranostico consente infatti di utilizzare specifici radiofarmaci prima per identificare con precisione le caratteristiche biologiche della malattia e successivamente per trattarla in modo mirato, selezionando i pazienti che hanno maggiori probabilità di beneficiare della terapia.

Il valore aggiunto del TOC risiede nella stretta collaborazione tra medicina nucleare, oncologia, radioterapia, chirurgia e diagnostica per immagini. Questa integrazione permette di costruire percorsi terapeutici su misura, monitorare precocemente la risposta ai trattamenti e adattare le strategie terapeutiche in base alle caratteristiche di ciascun paziente.

In questo modo la teranostica non solo aumenta la precisione delle cure, ma contribuisce anche a migliorarne l’efficacia e la sicurezza, riducendo trattamenti non necessari e offrendo nuove opportunità terapeutiche anche ai pazienti con malattie più complesse.

La radioterapia adattativa guidata dalle immagini e l’intelligenza artificiale stanno cambiando il modo di pianificare e modulare i trattamenti. Quali benefici concreti portano ai pazienti?

La radioterapia adattativa guidata dalle immagini e l’intelligenza artificiale stanno rendendo i trattamenti sempre più personalizzati e dinamici. Grazie all’acquisizione quotidiana di immagini e all’analisi avanzata dei dati durante il ciclo di radioterapia, oggi è possibile identificare precocemente le modifiche del target e degli organi a rischio e la risposta alla terapia. Questo consente di adattare il piano terapeutico sia alle variazioni anatomiche sia a quelle biologiche che si verificano nel corso del trattamento.

Per i pazienti questo si traduce in una reale personalizzazione delle cure, con trattamenti sempre più mirati alle caratteristiche della malattia e della persona.

In una prospettiva più ampia, l’integrazione dell’intelligenza artificiale aiuta a definire la corretta indicazione e il momento più appropriato per le diverse terapie oncologiche, ottimizzando la sequenza tra radioterapia, trattamenti sistemici e chirurgia. L’obiettivo è costruire percorsi terapeutici sempre più personalizzati, efficaci e orientati alle specifiche esigenze di ogni paziente.

La Scuola di Specializzazione in Radioterapia Oncologica che lei dirige è considerata un centro di eccellenza. Come si struttura il percorso degli specializzandi e in che modo integrate pratica clinica, ricerca e nuove tecnologie?

La formazione dei futuri radioterapisti rappresenta oggi una sfida importante. In Italia il numero di neolaureati che scelgono la Scuola di Specializzazione in Radioterapia Oncologica è ancora limitato. Tra le possibili cause vi sono una conoscenza non sempre adeguata, da parte del grande pubblico e degli stessi studenti di medicina, dei benefici e delle potenzialità della radioterapia, oltre alla percezione che si tratti di una disciplina poco clinica e fortemente legata alla tecnologia.

Nella nostra Scuola insegniamo esattamente il contrario. Le tecnologie sono fondamentali, ma vengono dopo il paziente. Nessuna macchina e nessuna innovazione potranno mai sostituire la competenza del medico, il ragionamento clinico e il rapporto umano con il paziente. Per questo il percorso formativo integra fin dall’inizio attività clinica, ricerca e utilizzo delle più moderne tecnologie, con una forte attenzione alla multidisciplinarietà.

La nostra Scuola continua a essere attrattiva proprio perché offre l’opportunità di lavorare con tecnologie di ultima generazione all’interno di un contesto altamente integrato, in cui la radioterapia dialoga costantemente non solo con l’oncologia medica e la chirurgia, ma anche con tutte quelle specialità che contribuiscono a prevenire e gestire gli effetti collaterali dei trattamenti oncologici.

Questo aspetto è oggi particolarmente rilevante: sempre più pazienti guariscono dal tumore o convivono a lungo con la malattia. Di conseguenza, formare specialisti capaci non solo di curare il cancro, ma anche di preservare la qualità di vita nel lungo termine, rappresenta uno degli obiettivi principali della nostra attività didattica e assistenziale.

Per i tumori ginecologici, quali innovazioni permettono oggi di preservare fertilità, organi e qualità di vita, anche grazie a tecniche come la trasposizione uterina?

Questa è una bellissima domanda perché mi permette di ricordare una frase del Prof. Giovanni Scambia che, nel docufilm a lui dedicato, diceva: ‘Mai avrei immaginato di poter dire a una donna con il cancro che sarebbe potuta rimanere incinta’. Per molti anni questo obiettivo è stato raggiungibile soprattutto nelle pazienti trattate con la chemioterapia, mentre per quelle che necessitavano di radioterapia le possibilità erano molto più limitate.

Negli ultimi anni, grazie alla collaborazione tra il gruppo della Prof.ssa Fagotti e il nostro gruppo di Radioterapia Oncologica, siamo riusciti a compiere un passo ulteriore. Come spesso accade, l’idea è nata dai giovani medici che hanno saputo pensare fuori dagli schemi, guidati dall’esperienza di un gigante della ginecologia oncologica come il Prof. Querleu. Il Dr. Bizzarri ha proposto la trasposizione uterina e immediatamente le Dr.sse Chiloiro e Autorino si sono attivate per valutarne la fattibilità dal punto di vista radioterapico.

Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta

Il progetto ha richiesto circa un anno di preparazione. Abbiamo inizialmente studiato ‘in silico’, cioè attraverso simulazioni sulle immagini, le dosi di radiazione che avrebbero raggiunto utero e ovaie in funzione delle diverse possibili sedi di trasposizione. Quando si è presentata l’occasione clinica, abbiamo applicato questa strategia a una giovane donna affetta da tumore del retto.

Il risultato è stato straordinario: la paziente ha conservato sia la funzione ovarica sia quella uterina e, allo stesso tempo, ha ottenuto una risposta completa del tumore alla terapia, evitando anche l’intervento chirurgico di asportazione del retto. Per noi questa rappresenta una doppia vittoria: oncologica e funzionale. Ma è anche una bellissima storia umana, che dimostra come innovazione, multidisciplinarietà e attenzione alla qualità di vita possano aprire prospettive che fino a pochi anni fa sembravano impensabili

Il Prof. Giovanni Scambia ha contribuito in modo determinante allo sviluppo della ginecologia oncologica al Gemelli. In che modo la sua visione multidisciplinare continua a influenzare la collaborazione tra Radioterapia, Ginecologia Oncologica e i percorsi integrati del Gemelli ART?

Il Professor Giovanni Scambia ha avuto una visione straordinariamente moderna e, per molti aspetti, anticipatrice dei tempi. Ha sempre creduto profondamente nell’integrazione delle competenze e nella necessità di costruire percorsi realmente multidisciplinari. Il suo è stato uno dei primi reparti in cui ogni paziente poteva contare non solo sul ginecologo oncologo, ma anche su un team dedicato composto da oncologo medico, radioterapista, radiologo, patologo, psicologo e da tutte le altre figure professionali necessarie per offrire la migliore cura possibile.

Aveva compreso molto presto che per erogare un servizio di eccellenza, ottenere i migliori risultati clinici e promuovere la ricerca era necessario unire competenze diverse, ma soprattutto unire teste e cuori attorno a un obiettivo comune: il bene della paziente.

Questa visione continua ancora oggi a guidare il lavoro del Gemelli ART e dell’intero percorso oncologico ginecologico. La collaborazione tra Radioterapia, Ginecologia Oncologica, Oncologia Medica, Diagnostica per immagini e tutte le altre specialità non è un semplice modello organizzativo, ma un modo di concepire la cura.

In fondo, il Professor Scambia aveva già intuito molti dei principi che oggi definiamo ‘value-based medicine’: una medicina che non si concentra sulla singola prestazione, ma sul risultato complessivo ottenuto per la persona. Una medicina che guarda non solo all’efficacia della terapia, ma anche alla qualità di vita, alla preservazione delle funzioni, al benessere psicologico e al futuro della paziente. Questo è probabilmente uno dei lasciti più importanti che continua a ispirare il nostro lavoro quotidiano.

Art4ART ha rivoluzionato l’esperienza di cura integrando arte, tecnologia e ambienti immersivi. Qual è l’impatto della bellezza sulla resilienza dei pazienti e sulla loro risposta alle terapie?

Prof. Vincenzo Valentini Radioterapista Oncologico
Sala Accelleratore Lineare

Parlare di Art4ART significa inevitabilmente ricordare il Professor Vincenzo Valentini, mio maestro e autentico visionario. Molto prima che si iniziasse a parlare diffusamente di umanizzazione delle cure e di patient experience, lui aveva compreso che la qualità di un percorso terapeutico non dipende solo dall’efficacia delle tecnologie e dei farmaci, ma anche dall’ambiente in cui il paziente vive la propria esperienza di cura.

Da questa intuizione è nato Art4ART: un progetto che integra arte, tecnologia e ambienti immersivi per trasformare il tempo della terapia in un’esperienza più umana, partecipata e sostenibile dal punto di vista emotivo. La bellezza non è un elemento accessorio, ma una vera e propria risorsa terapeutica. Aiuta a ridurre ansia e stress, favorisce la resilienza e restituisce al paziente una dimensione di dignità, identità e speranza in un momento particolarmente complesso della vita.

Oggi sappiamo che il benessere psicologico influisce sull’aderenza ai trattamenti, sulla qualità della vita e sulla capacità di affrontare il percorso di cura. Art4ART nasce proprio da questa visione: mettere la persona al centro, non la malattia.

In questo senso, il progetto rappresenta perfettamente l’eredità culturale del Professor Valentini: una medicina capace di coniugare eccellenza tecnologica e attenzione alla dimensione umana. Perché curare non significa soltanto combattere un tumore, ma accompagnare una persona lungo tutto il suo percorso, aiutandola a preservare la propria qualità di vita e la propria capacità di guardare al futuro.

La Sala TC di Simulazione Virtuale “Salto nel Blu” è un esempio concreto di come l’ambiente possa influenzare il vissuto terapeutico. Qual è il valore di questi spazi per pazienti adulti e pediatrici?

La Sala TC di Simulazione Virtuale Salto nel Blu nasce all’interno di un percorso più ampio che abbiamo sviluppato soprattutto per i pazienti pediatrici. È parte di un racconto immersivo che comprende anche la sala di trattamento Acquario, con l’obiettivo di trasformare un percorso spesso associato a paura e ansia in un’esperienza più accogliente e coinvolgente.

Questa visione si inserisce nel progetto Ospedali Dipinti, ideato da Silvio Irilli, di cui il Gemelli ART fa parte da anni. Un’iniziativa che ha dimostrato come l’arte e la trasformazione degli spazi di cura possano avere un impatto concreto sul benessere dei pazienti, tanto da essere presentata e discussa anche in sedi istituzionali internazionali come le Nazioni Unite.

“Salto Nel Blu”, l’ultima opera artistica di OSPEDALI DIPINTI che trasforma la Sala Tc di simulazione virtuale di Gemelli Art, il reparto di Radioterapia Oncologica | Policlinico A. Gemelli IRCCS

L’idea è semplice ma profonda: l’ambiente in cui si cura una persona può influenzare in modo significativo il suo vissuto terapeutico. Nei bambini questo è particolarmente evidente. Entrare in uno spazio che richiama il mare, l’esplorazione e il gioco aiuta a ridurre la paura, favorisce la collaborazione durante le procedure e rende meno traumatico il trattamento, diminuendo in molti casi anche la necessità di sedazione.

Tuttavia, abbiamo osservato che questi benefici non riguardano solo i più piccoli. Anche gli adulti traggono vantaggio da ambienti progettati per ridurre lo stress e favorire una maggiore serenità. Quando il paziente si sente accolto e non semplicemente inserito in un percorso tecnico-assistenziale, migliora la sua esperienza di cura e la capacità di affrontare il trattamento.

Salto nel Blu rappresenta quindi un esempio concreto della nostra filosofia: utilizzare tecnologia, arte, design e narrazione per umanizzare le cure. È la dimostrazione che l’innovazione non riguarda soltanto le macchine e i trattamenti, ma anche la capacità di creare luoghi che aiutino le persone a sentirsi meno pazienti e più protagoniste del proprio percorso di cura.

Il Gemelli ART collabora con ESTRO, AIRO, AIFM e AITRO. Quanto è importante il dialogo con le società scientifiche per definire gli standard della radioterapia oncologica?

Il dialogo con le società scientifiche è fondamentale, perché da soli non si va da nessuna parte. La crescita della radioterapia oncologica passa necessariamente attraverso il confronto continuo tra professionisti, centri e discipline diverse. Con società come ESTRO, AIRO, AIFM e AITRO si sviluppa un rapporto di reciproco arricchimento: da un lato si condividono esperienze, innovazioni e buone pratiche, dall’altro si recepiscono evidenze e indicazioni che contribuiscono a migliorare la qualità delle cure.

Il ruolo delle società scientifiche è inoltre essenziale per portare le innovazioni all’attenzione della comunità scientifica, delle istituzioni e dei decisori sanitari, affinché possano tradursi in standard di cura riconosciuti e accessibili ai pazienti. In altre parole, rappresentano il ponte tra ricerca, pratica clinica e organizzazione dei servizi sanitari.

La multidisciplinarietà delle società a cui facciamo riferimento riflette perfettamente la natura della radioterapia moderna. L’efficacia di un trattamento non dipende da una singola figura professionale, ma dal contributo integrato di medici, fisici medici, tecnici sanitari di radiologia, infermieri, psicologi e di tutti i professionisti coinvolti nel percorso assistenziale. Ognuno rappresenta un tassello indispensabile di un sistema complesso che ha come obiettivo finale il miglior risultato possibile per il paziente.

Anche in questo caso, il valore aggiunto non è la somma delle singole competenze, ma la loro integrazione. È proprio dal confronto e dalla collaborazione che nascono l’innovazione, la qualità e gli standard che guidano l’evoluzione della radioterapia oncologica.

Nel progetto europeo UNIFIED avete presentato uno Use Case dedicato alla radioterapia pediatrica. Quali sono le sfide e le opportunità nell’applicare tecnologie avanzate ai pazienti più giovani?

UNIFIED rappresenta molto bene la visione che portiamo avanti al Gemelli ART: utilizzare le nuove tecnologie per costruire percorsi oncologici sempre più centrati sulla persona e sulle sue preferenze. Il progetto esplora infatti come strumenti digitali, dispositivi wearable e nuove piattaforme di raccolta dati possano aiutare a comprendere meglio bisogni, aspettative ed esperienza dei pazienti durante il percorso di cura.

In questo contesto siamo stati coinvolti come esperti nella gestione dei pazienti pediatrici e delle loro famiglie. Grazie alla collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù abbiamo maturato negli anni una significativa esperienza nella radioterapia pediatrica, un ambito che richiede competenze altamente specialistiche ma anche una straordinaria dedizione umana.

Quando un bambino si ammala, infatti, non soffre solo il paziente: è l’intero nucleo familiare a vivere una condizione di fragilità. Per questo la sfida non è soltanto erogare il miglior trattamento possibile, ma accompagnare la famiglia lungo un percorso spesso complesso e carico di emozioni.

Abbiamo imparato, anche grazie al lavoro delle nostre psicologhe, che uno degli strumenti più efficaci per contrastare la paura è la consapevolezza. Spiegare, accompagnare, preparare e coinvolgere il bambino e la sua famiglia significa ridurre l’ansia e favorire una partecipazione più serena al percorso terapeutico.

Le nuove tecnologie possono aiutarci molto in questo processo, ma non sostituiscono il fattore umano. La vera opportunità è integrare innovazione tecnologica e assistenza personalizzata, mettendo a disposizione delle famiglie strumenti che migliorino la comunicazione, il supporto e il monitoraggio del percorso di cura. Questo richiede personale altamente specializzato che, oltre alle competenze tecniche, sappia assumere il ruolo di guida, protettore e traghettatore della famiglia e dei nostri piccoli pazienti lungo tutto il percorso terapeutico.

La radioterapia oggi non è più solo un trattamento locale: può contribuire a cronicizzare la malattia anche nei pazienti metastatici. Quali risultati state osservando, ad esempio, nel tumore dell’ovaio?

È proprio così. Oggi la radioterapia viene utilizzata sempre più frequentemente anche nei pazienti con malattia metastatica e il tumore dell’ovaio rappresenta uno degli esempi più interessanti di questa evoluzione.

Anche in questo ambito, la stretta collaborazione con la Ginecologia Oncologica del nostro Policlinico è stata determinante. Grazie a questo approccio multidisciplinare abbiamo potuto applicare strategie radioterapiche innovative a pazienti con tumore dell’ovaio oligometastatico o oligoprogressivo, condizioni che tradizionalmente non venivano considerate particolarmente adatte a questo tipo di trattamento.

In molti casi il nostro obiettivo non è sostituire le terapie sistemiche, ma consolidarne e prolungarne l’efficacia. Interveniamo selettivamente sulle poche sedi di malattia in progressione, mentre il resto della malattia continua a essere controllato dai farmaci. Questo approccio consente spesso di mantenere più a lungo trattamenti innovativi che stanno funzionando, ritardando il ricorso a successive linee terapeutiche e contribuendo alla cronicizzazione della malattia.

Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta

Accanto a questo effetto locale, la radioterapia sembra inoltre possedere una capacità di modulare la risposta immunitaria. Tra i meccanismi più studiati vi è il rilascio di antigeni tumorali dopo l’irradiazione, che possono stimolare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare anche lesioni non direttamente trattate.

Questo fenomeno, noto come abscopal effect, rappresenta una delle aree più promettenti della ricerca contemporanea. Sebbene siano ancora necessari ulteriori studi per comprenderne pienamente i meccanismi, rafforza l’idea che la radioterapia non sia più soltanto una terapia locale, ma uno strumento integrato nelle moderne strategie oncologiche, capace di contribuire al controllo a lungo termine della malattia e di amplificare i benefici delle terapie sistemiche.

Guardando al futuro, quali sono le prossime frontiere della radioterapia oncologica — tra AI, radiomica, adaptive therapy e tecniche interventistiche — che ritiene più promettenti?

Le prossime frontiere della radioterapia oncologica sono tutte queste, ma soprattutto la loro integrazione.

AI, radiomica, radioterapia adattativa e tecniche interventistiche non devono essere viste come innovazioni separate, ma come strumenti complementari di un’unica medicina sempre più personalizzata. L’intelligenza artificiale e la radiomica ci aiutano a leggere una quantità enorme di dati clinici, biologici e di imaging, identificando caratteristiche della malattia non visibili a occhio nudo e predicendo meglio la risposta ai trattamenti.

MRIdian (ViewRay®) Una apparecchiatura con Risonanza Magnetica che rappresenta oggi la massima frontiera dell’avanzamento tecnologico in questo campo | Gemelli ART

La radioterapia adattativa consente poi di modificare il piano terapeutico durante il percorso di cura, seguendo l’evoluzione reale del tumore e del paziente. Le tecniche interventistiche permettono di portare la dose direttamente sulla lesione, risparmiando al massimo gli organi sani.

La vera frontiera sarà combinarle: usare i dati per scegliere meglio chi trattare, quando trattare, come adattare il trattamento e con quale tecnica. L’obiettivo è una radioterapia sempre più precisa, dinamica e integrata con chirurgia, terapie sistemiche e medicina nucleare, capace di migliorare non solo il controllo della malattia, ma anche la qualità e la durata della vita dei pazienti.

🌟 Radioterapia che guarda al futuro: visione, ricerca e umanità al Gemelli ART

L’esperienza della Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta racconta una radioterapia che non è solo tecnologia, ma visione, ricerca, multidisciplinarietà e profonda attenzione alla persona. Il Gemelli ART, con i suoi progetti innovativi, le collaborazioni internazionali e l’impegno costante nella formazione, si conferma un centro europeo d’eccellenza nella cura oncologica, capace di guidare il cambiamento e di offrire ai pazienti percorsi sempre più personalizzati, efficaci e umani.

GaetaNews24 ringrazia la Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta, esperto in Radioterapia presso il dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radioterapia Oncologica del Policlinico Gemelli di Roma,  per la disponibilità, la competenza e la visione con cui contribuisce ogni giorno all’evoluzione della radioterapia oncologica e al benessere dei pazienti.

Contatti della Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta

E-mail: mariaantonietta.gambacorta@policlinicogemelli.it

Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta
Specialista in Radioterapia Oncologica
Prof. Ordinario Istituto di radiologia
Direttore UOC Servizio di Radioterapia Oncologica
Direttore Dipartimento Diagnostica per Immagini e Radioterapia Oncologica
Policlinico, Agostino Gemelli IRCCS
Largo A. Gemelli, 8 – 00168 Roma (Italia)

Prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta _ Radioterapia Oncologica

Copyright – © Testi e immagini contenuti su www.gaetanews24.it sono soggetti a copyright. Tutti i diritti riservati

Visualizzazioni: 502
a cura di: Maria Vaudo