La medicina di precisione incontra la divulgazione: il ruolo della Dott.ssa Jessica Evangelista con ALCASE Italia In Evidenza
Intervista alla Dott.ssa Jessica Evangelista, specialista in Patologia e Biochimica Clinica presso il Policlinico A. Gemelli IRCCS di Roma e collaboratrice di ALCASE Italia
Un viaggio dietro le quinte della rubrica “Mutazioni genetiche del cancro del polmone” per comprendere come la genomica, la ricerca d’avanguardia e l’empatia stiano rivoluzionando l’approccio terapeutico dei pazienti affetti da tumore al polmone.
La lotta contro il cancro al polmone non si combatte soltanto nei laboratori di ricerca o nelle sale operatorie, ma anche sul terreno della corretta informazione. Oggi, grazie alla medicina di precisione, sappiamo che il tumore polmonare non è una patologia unica e identica per tutti, bensì un insieme di alterazioni biologiche complesse che possono variare significativamente da individuo a individuo. In questo scenario, l’informazione scientifica corretta, accessibile e comprensibile assume un ruolo fondamentale.
La Dott.ssa Jessica Evangelista, specialista in Patologia e Biochimica Clinica, svolge oggi la propria attività professionale come Dirigente Sanitario presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, dove si occupa di diagnostica e di attività legate alla medicina di precisione e alla biologia molecolare.
La sua formazione d’eccellenza — Laurea Magistrale in Biotecnologie Mediche con lode, Specializzazione in Patologia e Biochimica Clinica con lode e Master di II livello in Genetica e Genetica Forense — si traduce in competenze avanzate in biologia molecolare, tecniche NGS (Next Generation Sequencing), genetica di base e genetica forense.
Nel suo lavoro quotidiano si impegna a coniugare competenza scientifica, aggiornamento continuo e attenzione alla persona, con l’obiettivo di contribuire a una diagnostica sempre più precisa e a una comunicazione della scienza rigorosa ma comprensibile.
Accanto all’attività clinico-diagnostica, porta avanti anche un impegno nella divulgazione e nell’informazione in ambito oncologico, attraverso la collaborazione con ALCASE Italia, contribuendo alla rubrica dedicata ai pazienti e ai caregiver.
Dal mese di agosto 2026, la rubrica ha assunto una cadenza mensile, mantenendo intatta la sua missione originaria: offrire contenuti chiari, autorevoli e soprattutto pratici, capaci di accompagnare le persone attraverso le diverse fasi della malattia.
Ogni articolo nasce da una domanda concreta, una di quelle che i pazienti si pongono nella vita reale: “Cosa succede ora?”, “Chi mi seguirà?”, “Perché mi prescrivono questo esame?”, “Come funziona la terapia?”.
🧪 La rubrica ALCASE Italia: contenuti, impatto e divulgazione
All’interno di ALCASE Italia, la Dott.ssa Evangelista coordina e firma la rubrica ufficiale “Mutazioni genetiche del cancro del polmone” e il format social parallelo #lamutazionedellasettimana.
I suoi interventi coprono l’intero spettro della diagnostica avanzata e dei biomarcatori oncologici del NSCLC:
“Che fare dopo la diagnosi” (Agosto 2026): Una guida strutturata per orientarsi nei primi momenti post-diagnosi, sottolineando il ruolo centrale dei test di sequenziamento NGS per impostare una target therapy rapida ed efficace.
“Biopsia liquida” (Luglio 2026): Un approfondimento tecnico e clinico sulle straordinarie potenzialità del prelievo ematico per isolare il DNA tumorale circolante (ctDNA).
“Le fusioni ROS1 nel NSCLC” (Giugno 2026): Un focus dettagliato su come l’alterazione genetica ROS1 renda i tumori polmonari altamente sensibili alle terapie target di nuova generazione.
“KRAS e immunoterapia nel tumore del polmone” (Aprile 2026): Un’analisi nata dalla consulenza diretta su un caso clinico reale. Tratta la complessa interazione tra le mutazioni rare di KRAS (come la variante G12X rispetto alla G12C), l’espressione del biomarcatore PD-L1 e il ruolo dei co-mutogeni o fattori di resistenza quali KEAP1, STK11/LKB1, TP53 e il carico mutazionale del tumore (TMB).
“Fusioni NTRK e terapia agnostica”: Una spiegazione dettagliata sui farmaci oncologici di precisione (come larotrectinib ed entrectinib) capaci di colpire l’alterazione genetica a prescindere dall’organo in cui risiede la neoplasia originaria.
“Mutazioni comuni di EGFR”: Una mappatura delle delezioni dell’esone 19 e delle mutazioni puntiformi, con una panoramica sui relativi inibitori tirosin-chinasici (TKI).
Ulteriori approfondimenti: Mutazioni genetiche del cancro del polmone
🗣️ Intervista alla Dott.ssa Jessica Evangelista
GaetaNews24 ha incontrato la Dott.ssa Jessica Evangelista per approfondire i retroscena della sua attività clinica, della sua divulgazione scientifica e del suo ruolo nei progetti di ricerca d’avanguardia del Policlinico Gemelli. Accanto al lavoro quotidiano in laboratorio e alla gestione dei dati clinici, la Dott.ssa Evangelista porta avanti un importante impegno divulgativo con ALCASE Italia, l’associazione nazionale dedicata ai pazienti affetti da tumore del polmone.
Attraverso la rubrica ufficiale “Mutazioni genetiche del cancro del polmone” e il format social #lamutazionedellasettimana, la Dott.ssa Evangelista contribuisce a trasformare la complessità della genomica in conoscenza accessibile, offrendo ai pazienti strumenti concreti per comprendere il proprio percorso diagnostico e terapeutico.
Quella che segue è un’intervista che unisce aspetti tecnici, professionali e umani, con l’obiettivo di raccontare la medicina di precisione attraverso gli occhi di chi la vive ogni giorno — tra ricerca, clinica, divulgazione e un profondo senso di responsabilità verso i pazienti e le loro famiglie
Dott.ssa Evangelista, la sua attività si divide tra ricerca sul campo e coordinamento clinico. Come si integrano questi due aspetti nella sua quotidianità professionale?
La mia quotidianità professionale nasce proprio dall’integrazione di questi aspetti. L’attività diagnostica mi permette di confrontarmi ogni giorno con la complessità reale dei casi clinici, mentre la ricerca e l’aggiornamento scientifico mi consentono di interpretare queste informazioni alla luce delle conoscenze più recenti.
Nel campo della medicina di precisione, infatti, non è sufficiente identificare una variante molecolare: è necessario comprenderne il significato biologico e clinico e inserirlo nel contesto complessivo del paziente. Il coordinamento tra professionisti con competenze diverse diventa quindi fondamentale. Il mio ruolo si colloca proprio in questo punto di incontro tra laboratorio, dati molecolari e necessità cliniche.
Da cosa è nata la sua scelta di dedicarsi alle Biotecnologie Mediche e, successivamente, alla Patologia e Biochimica Clinica? C’è stato un momento decisivo che l’ha avvicinata all’oncologia toracica?
La scelta delle Biotecnologie Mediche è nata dal mio interesse per la biologia applicata alla medicina e, soprattutto, dalla curiosità di comprendere come le alterazioni molecolari possano tradursi in una malattia.
Successivamente ho sentito la necessità di avvicinarmi sempre di più alla dimensione clinica. La Specializzazione in Patologia e Biochimica Clinica mi ha permesso di completare quella formazione, mettendo in relazione il dato biologico e molecolare con il paziente e con il percorso diagnostico.
Ho avuto la fortuna di avvicinarmi all’oncologia toracica inizialmente attraverso un’esperienza come Study Coordinator presso la Chirurgia Toracica. È stato un passaggio molto importante nel mio percorso professionale, perché mi ha permesso di entrare a stretto contatto con la realtà clinica dei pazienti affetti da tumore polmonare, comprendendone la complessità e le diverse esigenze.
È stata un’esperienza che mi ha insegnato molto, sia dal punto di vista professionale sia umano, e che mi ha fatto capire quanto fossi interessata ad approfondire il ruolo della biologia molecolare nel carcinoma polmonare. Da quel momento è cresciuta in me la volontà di sviluppare sempre di più le competenze nell’ambito della diagnostica molecolare e della medicina di precisione, cercando di mettere in relazione il dato biologico con la storia e il percorso clinico del singolo paziente.
In che modo la sua formazione multidisciplinare ha plasmato il suo approccio alla diagnostica molecolare quotidiana?
Una formazione multidisciplinare mi ha insegnato soprattutto a non considerare il risultato molecolare come un dato isolato.
Quando analizziamo un campione dobbiamo tenere insieme diversi livelli di informazione: la qualità e la tipologia del materiale biologico, il dato molecolare, il quadro clinico e le conoscenze disponibili in letteratura e nelle linee guida.
Questo approccio è particolarmente importante nella diagnostica NGS, dove possiamo ottenere una quantità enorme di informazioni. La vera sfida non è soltanto produrre il dato, ma selezionare quello realmente significativo e contribuire a trasformarlo in un’informazione clinicamente utile.
Quanto sono importanti le certificazioni di qualità e GCP nei trial clinici oncologici per garantire accuratezza e sicurezza ai pazienti?
Sono aspetti fondamentali. In un trial clinico oncologico ogni fase deve essere condotta secondo procedure rigorose, perché dietro ogni campione, ogni dato e ogni risultato c’è un paziente.
Le certificazioni e la formazione in ambito qualità e GCP contribuiscono a garantire che i processi siano tracciabili, standardizzati e condotti nel rispetto delle procedure previste. Non le considero quindi semplicemente un requisito formale, ma uno strumento per aumentare l’affidabilità del percorso di ricerca e la tutela del paziente.
La qualità, soprattutto in medicina, deve essere parte integrante del processo e non un controllo effettuato soltanto alla fine.
Com’è nata la collaborazione con ALCASE Italia? Quali difficoltà ha incontrato nel rendere accessibile la genetica molecolare a un pubblico di pazienti e caregiver?
La collaborazione con ALCASE Italia è nata dalla volontà di affiancare alla mia attività professionale anche un impegno nella divulgazione scientifica rivolta direttamente a pazienti e caregiver.
Una delle difficoltà maggiori è sicuramente quella di spiegare concetti estremamente complessi senza banalizzarli. La genetica molecolare utilizza un linguaggio tecnico che per un paziente può risultare difficile da comprendere, soprattutto in un momento in cui sta già affrontando una diagnosi oncologica.
Per questo cerco di partire dalle domande concrete delle persone. Non significa semplificare la scienza, ma renderla accessibile, mantenendo accuratezza e rigore. Credo che una corretta informazione possa aiutare il paziente a partecipare in maniera più consapevole al proprio percorso di cura.
Da agosto 2026 la rubrica è diventata mensile: quale impatto psicologico ha sui pazienti trovare risposte chiare e pratiche a domande intime come “Cosa succede ora?” o “Chi mi seguirà?”
Credo che trovare una risposta chiara a una domanda apparentemente semplice come “Cosa succede ora?” possa avere un valore molto importante.
Dopo una diagnosi oncologica, infatti, il paziente si trova spesso davanti a una serie di termini, esami e decisioni che possono generare incertezza. Una comunicazione chiara non può eliminare questa incertezza, ma può contribuire a renderla più comprensibile e quindi più gestibile.
Per questo considero la rubrica non soltanto uno spazio di divulgazione, ma anche un modo per accompagnare le persone nella comprensione del percorso che stanno affrontando. Naturalmente l’informazione divulgativa non sostituisce il rapporto con il proprio medico, ma può aiutare il paziente ad arrivare a quel confronto con maggiore consapevolezza.
Il format #lamutazionedellasettimana affronta alterazioni complesse come EGFR, ROS1 e NTRK: come sceglie gli argomenti da trattare? I commenti dei pazienti influenzano le sue scelte editoriali?
La scelta degli argomenti nasce principalmente dall’esigenza di intercettare ciò che oggi è realmente rilevante nella diagnostica e nella terapia del carcinoma polmonare.
Parto dalle alterazioni molecolari che hanno un ruolo importante nella pratica clinica, come EGFR, ROS1, NTRK o KRAS, ma anche da temi che possono generare dubbi o domande nei pazienti.
I commenti e le domande che arrivano dalla community sono sicuramente una risorsa preziosa. Mi permettono di capire quali sono gli aspetti meno chiari e quali argomenti necessitano di maggiore approfondimento. In questo senso, l’interazione con i pazienti contribuisce anche a orientare la comunicazione, pur mantenendo sempre come riferimento la correttezza scientifica delle informazioni.
Nei suoi interventi affronta spesso casi clinici intricati, come le mutazioni KRAS (es. G12X vs G12C) e la loro complessa interazione con i livelli di PD-L1 e geni co-mutati come STK11 o KEAP1. Qual è la chiave comunicativa per spiegare concetti così complessi — come la resistenza all’immunoterapia — a un pubblico non tecnico?
La chiave è partire dal concetto e non dal termine tecnico.
Quando parliamo di KRAS, per esempio, non basta dire che una persona è “KRAS positiva”. Esistono diverse varianti e il loro significato può essere differente. Allo stesso modo, il livello di PD-L1 rappresenta un’informazione importante, ma non racconta da solo tutta la complessità della risposta a un trattamento.
Cerco quindi di utilizzare un linguaggio basato su esempi e relazioni: spiegare che il tumore è un sistema biologico complesso, nel quale diverse alterazioni possono interagire tra loro e influenzare il comportamento della malattia o la risposta alle terapie.
Il messaggio che vorrei trasmettere è che un singolo risultato non deve essere interpretato fuori dal suo contesto. La medicina di precisione nasce proprio dalla capacità di integrare più informazioni.
Lei fa parte del team del Policlinico Gemelli nel progetto europeo LANTERN, guidato dal Prof. Filippo Lococo. Dal punto di vista biochimico e della gestione dei dati clinici, che impatto avrà l’“avatar umanizzato” sulla sopravvivenza dei pazienti?
Il valore di un progetto come LANTERN sta nella possibilità di integrare informazioni diverse e restituirle in una forma che possa essere realmente utile nel percorso clinico.
Dal punto di vista biochimico e della gestione dei dati, uno degli aspetti più interessanti è proprio la possibilità di valorizzare in maniera integrata le informazioni cliniche, biologiche e molecolari del paziente. L’“avatar umanizzato” può rappresentare uno strumento per organizzare e interpretare questa complessità, con l’obiettivo di supportare decisioni sempre più personalizzate.
È però importante distinguere l’obiettivo dalla dimostrazione di un risultato: non possiamo ancora affermare che una determinata tecnologia aumenterà la sopravvivenza finché questo non sarà dimostrato attraverso dati clinici. Il suo potenziale, piuttosto, è quello di contribuire a un percorso decisionale più informato e personalizzato.
Il progetto LANTERN coinvolge chirurgia toracica, oncologia medica e sistemi di intelligenza artificiale. Come si concilia questa forte spinta tecnologica con la necessità di una comunicazione empatica verso il malato?
Credo che tecnologia ed empatia non siano due elementi in contrapposizione. Al contrario, la tecnologia dovrebbe permettere al professionista di avere più informazioni a disposizione, lasciandogli più spazio per concentrarsi sulla persona.
Un algoritmo può analizzare una grande quantità di dati in tempi molto rapidi, ma non può sostituire la capacità di ascoltare una persona, comprenderne le paure e comunicarle una decisione.
La vera innovazione, secondo me, non consiste quindi nel sostituire l’essere umano con la tecnologia, ma nell’utilizzare la tecnologia per rendere il lavoro dei professionisti più preciso, lasciando centrale la relazione con il paziente.
L’intelligenza artificiale sta entrando nella pratica clinica, dall’analisi delle immagini alla genomica. Qual è, secondo lei, il confine virtuoso tra supporto tecnologico e responsabilità umana del medico?
Il confine virtuoso è quello in cui la tecnologia rimane uno strumento di supporto e non diventa il sostituto della responsabilità clinica.
L’intelligenza artificiale può aiutare ad analizzare grandi quantità di dati, riconoscere pattern e supportare il professionista nell’interpretazione delle informazioni. Ma la decisione clinica deve rimanere all’interno di un processo umano, che tenga conto non soltanto dei dati, ma anche della storia, delle caratteristiche e delle esigenze della persona.
La tecnologia può aumentare le nostre capacità, ma non può sostituire il giudizio clinico, l’esperienza e soprattutto la relazione medico-paziente.
Tra i suoi articoli spicca l’approfondimento sulla biopsia liquida: pensa che sostituirà la biopsia tissutale tradizionale o resteranno metodiche complementari?
Non credo che la biopsia liquida debba essere vista, almeno oggi, come una sostituzione universale della biopsia tissutale. Le considero metodiche complementari, con caratteristiche, vantaggi e limiti differenti.
La biopsia tissutale continua ad avere un ruolo fondamentale perché permette di ottenere informazioni morfologiche e biologiche direttamente dal tumore. La biopsia liquida, attraverso l’analisi del DNA tumorale circolante, offre invece la possibilità di ottenere informazioni in maniera minimamente invasiva e può essere particolarmente interessante in determinati momenti del percorso diagnostico e terapeutico.
Il futuro probabilmente sarà sempre più orientato verso l’integrazione delle due metodiche, scegliendo di volta in volta l’approccio più appropriato sulla base della situazione clinica.
Guardando al futuro della diagnostica NGS, quale sarà il prossimo grande cambio di paradigma per migliorare la qualità della vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule?
Credo che il prossimo grande cambio di paradigma non sarà semplicemente sequenziare più geni, ma interpretare meglio e più rapidamente le informazioni che già siamo in grado di ottenere.
La tecnologia NGS ci permette di raccogliere una quantità enorme di dati. La sfida futura sarà trasformare questi dati in informazioni realmente utili per il paziente, integrandoli con il quadro clinico, le caratteristiche biologiche del tumore e la sua evoluzione nel tempo.
In questo percorso avranno probabilmente un ruolo sempre più importante l’intelligenza artificiale, l’integrazione dei dati e il monitoraggio dinamico della malattia. Ma, ancora una volta, credo che il vero obiettivo non debba essere la tecnologia in sé: deve essere migliorare il percorso del paziente, ridurre i tempi decisionali, evitare informazioni inutili e arrivare alla terapia più appropriata nel momento giusto.
Per me, la medicina di precisione significa proprio questo: utilizzare la complessità della biologia per rendere il percorso del singolo paziente più semplice, più preciso e più consapevole.
🙏 Conclusione e Ringraziamenti
Il lavoro svolto dalla Dott.ssa Jessica Evangelista rappresenta un esempio virtuoso di come la scienza debba uscire dai confini accademici per farsi strumento di conforto e consapevolezza sociale. Permettere a un paziente di comprendere il significato di una sigla sul proprio referto istologico o genomico significa restituirgli dignità, controllo e speranza attiva nel proprio percorso di cura.
Si ringrazia sentitamente la Dott.ssa Jessica Evangelista per la costante dedizione alla ricerca, per la disponibilità professionale e per la straordinaria capacità di unire doti scientifiche Un ringraziamento speciale va alla presidenza e a tutta la squadra di ALCASE Italia per l’incessante impegno quotidiano nella divulgazione e per l’instancabile supporto offerto ai pazienti e alle loro famiglie.
Contatti della Dott.ssa Jessica Evangelista
E-mail: evangelistajessica664@gmail.com
Linkedin: Jessica Evangelista
Sito web: www.alcase.it
Dott.ssa Jessica Evangelista
Specialista in Patologia e Biochimica Clinica
Dirigente Sanitario
UOSD di Diagnostica Molecolare e Genomica-GStep Core Facility di Genomica
Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS
Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo A. Gemelli 1, 00168 – Roma – IT
La Medicina di Precisione incontra la Divulgazione il ruolo della Dott.ssa Jessica Evangelista con ALCASE Italia
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