Il Prof. Filippo Lococo: il futuro della Chirurgia Toracica tra innovazione, ricerca e umanizzazione delle cure In Evidenza

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Intervista al Prof. Filippo Lococo, specialista in Chirurgia Toracica  presso il Policlinico A. Gemelli IRCCS di Roma e Presidente ALCASE Italia

Dalla guida di progetti internazionali sull’intelligenza artificiale alla presidenza di ALCASE Italia, passando per oltre 1.000 interventi chirurgici e premi scientifici di rilievo mondiale: il percorso di un chirurgo che unisce tecnica, visione e profonda umanità.

Prof Filippo Lococo | Chirurgo Toracico presso il Policlinico Gemelli | Presidente ALCASE Italia

Il Professor Filippo Lococo, classe 1983, è oggi una delle figure più autorevoli nel panorama della Chirurgia Toracica italiana ed europea. Professore Associato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e Dirigente Medico della UOC di Chirurgia Toracica del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, diretta dal Prof. Stefano Margaritora, ha costruito un percorso che coniuga eccellenza clinica, ricerca avanzata e impegno sociale.

Specializzato in chirurgia mini-invasiva del polmone, chirurgia laser delle metastasi, chemioterapia intratoracica (HITHOC) e trattamento dei tumori della pleura e del mediastino, il Prof. Lococo ha eseguito oltre 2.000 interventi come primo, secondo operatore o assistente. È autore di 264 pubblicazioni scientifiche (Impact Factor complessivo: 1010,556), membro di società scientifiche internazionali (Società Mondiale per il Tumore del Polmone – IASLC) e parte del Comitato Educativo dell’ITMIG.

Ha svolto attività cliniche e chirurgiche presso importanti centri internazionali come l’Osaka Medical Centre for Cancer and Cardiovascular Disease di Osaka, in Giappone, e il Dipartimento di Chirurgia Toracica dell’Hôpital Hôtel-Dieu di Parigi.

La sua attività scientifica è stata riconosciuta con premi di rilievo internazionale:

  • Mario Selli Award (2012) come miglior ricercatore italiano under 35 durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Toracica (SICT) ;
  • Masaoka Award (2012) al Migliore Ricercatore durante il Congresso Mondiale sulle Patologie Timiche – “3° ITMIG World Congress”, svoltosi in Giappone;
  • Grant “Post-doctorial Fellowship (6-months)” della “Fondazione Veronesi” nel 2013 per il progetto “Early detection of lung cancer in asymptomatic high risk population by low dose ct scan and molecular markers.Validation of a personalized risk- model to optimize the scanning interval” Fondazione Veronesi (2013);
  • Grant 5×1000 destinato all’IRCCS Centro oncologico di Reggio Emilia con il progetto dal titolo “Mesotelioma pleurico maligno: approcci multidisciplinare per la caratterizzazione di determinanti molecolari associati alla prognosi, risposta ai trattamenti e suscettibilità a seconde neoplasie”

Nel 2023 è stato nominato unico italiano nella Commissione Mondiale del Mesotelioma Pleurico della IASLC, mentre nel 2024 ha assunto la presidenza di ALCASE Italia, la più grande associazione no-profit dedicata ai pazienti oncologici polmonari.

La sua visione innovativa è confermata dalla guida del progetto internazionale Lantern, finanziato con oltre 1,2 milioni di euro, che punta a creare un Avatar Virtuale capace di predire l’evoluzione del tumore del polmone grazie all’intelligenza artificiale e alle scienze multi-omiche.

Il suo approccio è racchiuso in una frase che lo accompagna da sempre: “Si salvano molte più vite con la testa piuttosto che con le mani.”

🔬 Ricerca, innovazione e umanizzazione: il nuovo volto della Chirurgia Toracica

In questa intervista esclusiva per GaetaNews24, il Professor Filippo Lococo racconta le nuove frontiere della chirurgia toracica, le sfide della ricerca internazionale, l’importanza della diagnosi precoce e il valore dell’impegno sociale accanto ai pazienti oncologici. Un dialogo che unisce scienza, visione e umanità.

Chi è il Prof. Filippo Lococo e perché, nel suo percorso, ha scelto proprio la specializzazione in Chirurgia Toracica?

Ho sempre avuto la passione dell’oncologia, perché mi ha da sempre affascinato la conoscenza dei meccanismi di insorgenza e crescita delle neoplasie, quindi una parte molto teorica. Al tempo stesso, però, adoro la pratica e soprattutto il contatto diretto — direi proprio fisico — con i malati.

La Chirurgia Toracica è una branca della chirurgia fortemente oncologica: circa l’80% del mio tempo e dei miei interventi riguarda infatti l’ambito oncologico, e questo mi permette di coniugare in modo ideale teoria e pratica.

Sono innamorato del mio lavoro e della mia disciplina ogni giorno di più, da quando l’ho scelta come mia missione di vita.

Al 34º Congresso ESTS sono stati portati dati innovativi sulle metastasi come “nuove sorgenti di diffusione”. Come cambierà l’approccio terapeutico alla luce di queste evidenze?

Forse è presto per parlare di rivoluzione, ma certamente da questi studi si capirà sempre meglio che, oltre a combattere le cellule da cui parte il tumore, dovremmo al tempo stesso occuparci delle metastasi, che a loro volta rappresenterebbero “fonti” di crescita autonome.

In tal senso, quando la malattia “primaria” è sotto controllo, non va escluso un trattamento locale — chirurgia o radioterapia — per gestire queste “fonti”.

È in realtà qualcosa che già si fa, ma queste nuove evidenze rafforzeranno ulteriormente questo tipo di trattamento.

Gli studi TRACERx e PEACE hanno mostrato che le metastasi non sono semplici diramazioni del tumore originario, ma possono diventare nuove sorgenti attive di diffusione. Quanto cambiano queste evidenze la nostra comprensione dell’evoluzione del tumore del polmone e come influenzeranno le strategie terapeutiche future?

Come dicevo, è ancora presto per trasferire nella pratica clinica le evidenze preliminari provenienti dagli studi scientifici, ma si tratta di elementi che, nel tempo, porteranno verosimilmente a rivedere alcuni dogmi consolidati.

La domanda è: si può rimuovere un tumore polmonare che ha già dato metastasi?

Ad oggi la risposta è no: sarebbe scorretto dal punto di vista clinico. Tuttavia, in futuro, con terapie sempre più efficaci nel controllo della malattia, potremmo trattare sia il tumore primario sia le eventuali metastasi “resistenti” alle terapie, attraverso approcci locali come chirurgia o radioterapia.

Per ora si tratta soltanto di uno scenario ipotizzabile, ma esistono basi scientifiche e alcuni principi logici che lo rendono plausibile.

Lei ha recentemente ricevuto il Premio Riccardo Bramante 2026 per la ricerca, l’innovazione e “l’umanizzazione” delle cure. Cosa significa per lei umanizzare la medicina nell’era dell’Intelligenza Artificiale?

La tecnologia e il progresso scientifico in medicina, e in particolare in oncologia, hanno compiuto passi avanti incredibili e rapidissimi. Non mi riferisco soltanto all’intelligenza artificiale, ma soprattutto alle cure: sempre più personalizzate, meno tossiche, più efficaci, e agli interventi che diventano via via più complessi e al tempo stesso meno invasivi.

Tutta questa crescente complessità, però, sta creando un grande “muro comunicativo” tra medici e pazienti, che spesso fanno fatica a comprendere ciò che viene fatto. E, allo stesso modo, anche i medici faticano a mantenere un contatto autentico con i malati, sempre più assorbiti da numeri, probabilità e algoritmi complessi che rischiano di far dimenticare “il volto” e “la persona” che c’è dietro ogni paziente oncologico.

Umanizzare significa preservare la relazione tra esseri umani — soprattutto in un’epoca in cui i robot sembrano insediarsi — e il piacere che ne deriva. Credetemi: questo atteggiamento è profondamente apprezzato dai malati, perché oltre alla bravura conta sempre sentirsi “presi in cura” a 360°, non solo dal punto di vista strettamente medico.

Lei ha ricevuto premi prestigiosi come il Mario Selli Award, il Masaoka Award e diversi Grant internazionali, tra cui quello della Fondazione Veronesi e il 5×1000 per il mesotelioma. In che modo questi riconoscimenti hanno influenzato il suo percorso scientifico e quali nuove linee di ricerca hanno aperto nella lotta ai tumori toracici?

Ogni riconoscimento, per quanto dia soddisfazione, lascia il tempo che trova. Un po’ filosoficamente, sono sempre stato proiettato in avanti nella mia vita: quando raggiungo un risultato, lo considero uno stimolo per un nuovo traguardo, più che un successo di cui vantarsi.

Il progetto Lantern, da lei guidato, punta a creare un Avatar Virtuale del paziente. In che modo l’intelligenza artificiale cambierà la chirurgia toracica nei prossimi anni?

Mi sono appassionato a questo progetto finanziato dalla Comunità Europea perché mi permette di studiare le neoplasie polmonari in modo completamente diverso. In passato gestivamo i pazienti con tumore del polmone utilizzando solo quattro o cinque variabili sulla base delle quali veniva presa la decisione terapeutica; oggi, invece, grazie all’intelligenza artificiale e ai nuovi sistemi di analisi, possiamo “capire” il comportamento delle neoplasie polmonari analizzando simultaneamente centinaia di variabili.

Questo porterà, in futuro, alla capacità di predire in anticipo il comportamento dei tumori polmonari e di curarli meglio e prima. La vera rivoluzione sarà lo sviluppo di un modello virtuale, un “Avatar”, che potremo interrogare per sapere in anticipo come evolverà la malattia. Un po’ come quando interroghiamo ChatGPT per avere un consiglio su una decisione da prendere.

Lei è l’unico membro italiano nella Commissione Mondiale del Mesotelioma Pleurico della IASLC. In questo ambito si parla molto di HITHOC. Ci spiega questa sinergia termochemioterapica e il suo ruolo nel trattamento del mesotelioma?

Il Mesotelioma Pleurico è una malattia devastante, per la quale purtroppo possiamo fare davvero poco. È un tumore molto aggressivo, strettamente correlato all’amianto. Nella zona di Gaeta e dintorni credo che sia un problema piuttosto presente, anche se potrei sbagliarmi.

Da alcuni anni stiamo portando avanti un trattamento innovativo che combina la chirurgia — che rimuove tutta la malattia visibile — con una chemioterapia posta a diretto contatto con le strutture coinvolte, senza passare dalle vene del paziente, e somministrata a una temperatura di 42°, che permette al farmaco di penetrare più in profondità.

Unendo quindi chirurgia e chemioterapia nello stesso atto terapeutico, possiamo ottenere un migliore controllo della malattia e minori effetti collaterali rispetto alla chirurgia tradizionale.

Nella sua attività scientifica emerge la tecnica laser-assistita per le metastasi polmonari. Qual è il reale vantaggio rispetto alle asportazioni standard?

Mi sono occupato per anni delle metastasi polmonari derivanti da neoplasie che originano in altri organi, come colon-retto, rene, mammella e così via. In molti casi, quando è indicato dal punto di vista oncologico, siamo in grado di rimuovere un numero anche elevato di lesioni polmonari — talvolta più di trenta.

Con il laser, queste resezioni risultano più “precise”, perché il parenchima polmonare viene inciso con uno strumento che rimane molto vicino alla lesione, grazie al fascio laser, evitando di asportare porzioni di tessuto sano che invece verrebbero sacrificate con le resezioni meno selettive effettuate tramite le classiche suturatrici meccaniche.

Parlando di tecniche chirurgiche, il Policlinico Gemelli è un centro di riferimento con circa 1.000 interventi l’anno. Come si è evoluto il trattamento del tumore e del nodulo polmonare grazie alla chirurgia mini-invasiva?

Al Policlinico Gemelli, devo dire che siamo all’avanguardia nelle tecniche mini‑invasive. Nel reparto in cui lavoro abbiamo sviluppato una tecnica che è la meno invasiva possibile: un unico “forellino” di circa 3–4 cm attraverso il quale riusciamo a completare la stragrande maggioranza degli interventi chirurgici.

Questo approccio consente un recupero rapidissimo — meno dolore, degenza più breve e minori complicazioni — e ci permette di offrire questo tipo di interventi anche a pazienti anziani o parzialmente compromessi, perché risulta molto meno “impattante” sull’organismo.

Un vero passo avanti in oncologia.

Oltre alla clinica e alla ricerca, c’è il forte impegno sociale. Nel 2024 è stato nominato Presidente di ALCASE Italia. Quali sono le battaglie principali che state portando avanti per i pazienti oncologici polmonari?

Ho sempre lavorato nel sociale, anche quando svolgevo il mio ruolo in un centro oncologico nel Nord, a Reggio Emilia. Lo considero un’esperienza straordinariamente arricchente dal punto di vista umano, anche se non nego che sia un impegno da prendere molto seriamente.

ALCASE è un’associazione enorme, che offre supporto a più di 25 mila utenti tra malati oncologici e caregiver. Siamo impegnati sia nella comunicazione — perché informare i pazienti è alla base di ogni percorso di cura — sia nel ruolo di “megafono” dei loro bisogni, per portare le loro ragioni sui tavoli del decisore.

Siamo andati, ad esempio, a parlare direttamente con il Ministro della Sanità, presentandogli un appello firmato dai nostri utenti sulla necessità di avviare uno screening capillare per la prevenzione del tumore del polmone nei soggetti a rischio.

Lo screening con TC a basso dosaggio può salvare oltre 5.000 vite l’anno in Italia. Perché la diagnosi precoce è così determinante nel tumore del polmone?

Mi riaggancio a quanto detto sopra. La prevenzione è l’arma più forte di cui disponiamo, nonostante tutte le novità terapeutiche di cui abbiamo parlato. Se scopriamo un tumore del polmone nella fase iniziale, la guarigione è quasi certa; se invece lo individuiamo quando dà sintomi, molto spesso possiamo fare poco, o soltanto controllare la malattia più a lungo.

È fondamentale che anche in Italia le persone fumatrici si sottopongano allo screening con TAC del torace e, gradualmente, proporremo questo percorso anche ai familiari dei pazienti affetti da neoplasia polmonare, che rappresentano un altro importante fattore di rischio.

Su questo dobbiamo essere tutti allineati: politica, media e cittadini.

Nella sua pratica clinica tratta anche patologie benigne come l’iperidrosi palmare e ascellare, il gozzo tiroideo e l’enfisema polmonare. Quanto è importante offrire un approccio multidisciplinare che includa anche queste condizioni?

Sono condizioni molto fastidiose, perché associate a sintomi diversi ma gravosi. L’iperidrosi comporta una sudorazione eccessiva di mani e ascelle, con un evidente disagio sociale; il gozzo è una crescita incontrollata della tiroide, pur non essendo una malattia tumorale; l’enfisema bolloso, invece, può provocare difficoltà respiratoria, soprattutto quando le bolle sono molto grandi.

In tutte queste condizioni il chirurgo, confrontandosi con altri specialisti, può contribuire alla definizione del piano di cura. Vi invito a rivolgervi agli specialisti per richiedere un parere.

Lei ha lavorato in centri internazionali come Osaka e Parigi. Quanto hanno influenzato la sua visione chirurgica e la sua filosofia professionale?

Moltissimo, direi. Se potessi, andrei all’estero per lunghi periodi anche oggi: sono esperienze estremamente formative per i medici, che possono “rubare con gli occhi” tutti i trucchi del mestiere nei luoghi prestigiosi in cui si trovano.

Dalla mia esperienza giapponese ho riportato le tecniche mini‑invasive, mentre da quella francese gli interventi a cielo aperto più complessi. Sono ancora in stretto contatto con i colleghi conosciuti allora, che considero i miei maestri.

“Si salvano molte più vite con la testa piuttosto che con le mani”. Come interpreta oggi questa frase nel suo lavoro quotidiano?

Sembra una frase ad effetto, ma è davvero ciò che guida il mio lavoro. Può sembrare una contraddizione, soprattutto se a dirlo è un chirurgo che usa le mani per cercare di fare del bene, ma proprio per questo ha ancora più valore.

Traducendo una celebre frase di un grande chirurgo inglese: “Le decisioni sono molto più importanti delle incisioni”. Significa che ciò che decidi con la testa per quel malato conta più della tecnica manuale che applicherai su di lui.

Ogni volta che ho un paziente davanti, rifletto a lungo su ogni scelta, studiando il caso alla luce dei lavori precedenti e delle ultime novità. Poi le mani — che restano comunque importanti — non fanno altro che seguire ciò che la testa ha già deciso.

🚀 Guardare avanti: innovazione, Intelligenza Artificiale e una nuova era per la cura del tumore del polmone

La Chirurgia Toracica sta vivendo una trasformazione profonda: tecniche mini-invasive sempre più raffinate, chirurgia laser-assistita, chemioterapia intratoracica ad alta temperatura (HITHOC), modelli predittivi basati su big data e algoritmi di Intelligenza Artificiale. Studi come TRACERx e PEACE stanno rivoluzionando la comprensione dell’evoluzione tumorale, mostrando che le metastasi non sono semplici “ramificazioni”, ma vere e proprie nuove sorgenti di diffusione. Questo cambia radicalmente l’approccio terapeutico: non basta più colpire il tumore originario, ma occorre monitorare e trattare ogni sede di malattia con strategie integrate e personalizzate.

In questo scenario, progetti come Lantern, guidato dal Prof. Lococo, rappresentano un salto generazionale: la creazione di un Avatar Virtuale del paziente, alimentato da dati clinici, radiologici, genetici e molecolari, permetterà di prevedere l’evoluzione del tumore e orientare il medico verso la terapia più efficace per quel singolo individuo. Una medicina di precisione che non sostituisce il medico, ma ne amplifica le capacità decisionali.

Accanto alla tecnologia, però, resta centrale l’elemento umano: la relazione con il paziente, la comunicazione chiara, la capacità di accompagnare chi affronta una diagnosi complessa. È il filo rosso che attraversa tutto il percorso del Prof. Lococo, dalla clinica alla ricerca, fino all’impegno sociale come Presidente di ALCASE Italia, dove la divulgazione, la sensibilizzazione e lo screening con TC a basso dosaggio diventano strumenti concreti per salvare vite.

La Chirurgia Toracica del futuro sarà sempre più multidisciplinare, predittiva, personalizzata e umana. E professionisti come il Prof. Lococo ne stanno già tracciando la strada.

GaetaNews24 ringrazia il Professor Filippo Lococo per aver condiviso con profondità e chiarezza la sua visione sul presente e sul futuro della cura dei tumori toracici. Un medico, un ricercatore e un divulgatore che unisce rigore scientifico, innovazione e autentica umanità, ricordandoci che la medicina migliore è quella che sa guardare lontano senza perdere di vista chi ha davanti.

Contatti del Prof. Filippo Lococo

E-mail: ​filippo.lococo@policlinicogemelli.it
Linkedin: Filippo Lococo
Instagram: prof.filippolococo
Facebook: Prof. Filippo Lococo
Sito web: www.filippolococo.com
Cell.: 351.7108454

Prof. Filippo Lococo
Dirigente Medico UOC di Chirurgia Toracica
Professore Associato di Chirurgia Toracica
Presidente di ALCASE Italia
Università Cattolica del Sacro Cuore
Policlinico, Agostino Gemelli IRCCS
Largo A. Gemelli, 8 – 00168 Roma (Italia)

Il Prof. Filippo Lococo il futuro della Chirurgia Toracica

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a cura di: Maria Vaudo