Il Dott. Marco D’Indinosante: eccellenza nella ginecologia e oncologia ginecologica europea, dal Policlinico Gemelli alla certificazione ESGO In Evidenza

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Intervista al Dott. Marco D’Indinosante, Ginecologo Oncologo presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma ed ESGO-certified Gynecologic Oncologist.

Dalla chirurgia mininvasiva alla gestione delle pazienti con mutazione BRCA: l’impegno clinico e internazionale di uno dei massimi esperti europei nella lotta ai tumori femminili.

La carriera del Dott. Marco D’Indinosante, oggi Dirigente Medico presso l’Unità di Ginecologia Oncologica della Fondazione Policlinico Gemelli – IRCCS di Roma, rappresenta uno dei percorsi più solidi e riconosciuti della nuova generazione di specialisti italiani dedicati alla salute della donna.

Laureatosi in Medicina e Chirurgia presso l’Università La Sapienza di Roma con 110/110 e lode, ha successivamente conseguito la Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. La Scuola è stata storicamente diretta dal Prof. Giovanni Scambia, figura di riferimento internazionale, scomparso nel febbraio 2025; oggi la direzione è affidata alla Prof.ssa Anna Fagotti, tra le massime esperte europee di ginecologia oncologica.

Il Dottor Marco D’Indinosante ha completato la specializzazione con 50/50 e lode, distinguendosi per competenze cliniche e chirurgiche già durante il percorso formativo.

🏥 Formazione avanzata e prime esperienze professionali

Tra ottobre 2022 e gennaio 2023 ha ricoperto il ruolo di Dirigente Medico presso l’Ospedale “Santo Stefano” di Prato, esperienza che gli ha permesso di consolidare la gestione clinica e chirurgica delle principali patologie ginecologiche.

Rientrato a Roma, è oggi parte del team della Ginecologia Oncologica del  Policlinico Gemelli IRCCS, centro di riferimento nazionale e internazionale per la ginecologia oncologica, diretto dalla Prof.ssa Anna Fagotti.

Ha ottenuto il Diploma Europeo in Chirurgia Ginecologica Mininvasiva GESEA, certificazione rilasciata dalla Gynaecological Endoscopic Surgical Education and Assessment, riconosciuta in tutta Europa.

Inoltre, nel 2025, Marco D’Indinosante ha conseguito il Master di II livello in Ginecologia Oncologica divenendo ufficialmente “European Gynaecological Oncologist”, titolo rilasciato dalla Società Europea di Ginecologia Oncologica (ESGO).

Il suo percorso formativo comprende inoltre:

  • attività continuativa presso il centro di ecografia ginecologica Class Ultrasound (III livello)
  • formazione avanzata presso il centro di isteroscopia Class Hysteroscopy
  • partecipazione a congressi nazionali e internazionali
  • pubblicazione di oltre 50 articoli scientifici su riviste internazionali
  • ruolo nell’Editorial Board di riviste scientifiche di settore

🏅 Il riconoscimento ESGO e la partecipazione a ESGO 2026

Nel febbraio 2026 ha partecipato al congresso ESGO 2026, svoltosi a Copenaghen dal 26 al 28 febbraio, uno dei principali appuntamenti europei dedicati all’oncologia ginecologica. L’evento ha riunito specialisti da tutta Europa per discutere innovazioni chirurgiche, nuove evidenze scientifiche e prospettive future nella cura dei tumori ginecologici.

La presenza del Dott. D’Indinosante al congresso si inserisce nel suo impegno continuo nella ricerca, nella formazione e nella collaborazione internazionale, anche attraverso il suo ruolo attivo nel Comitato Sociale e Comunicazione di ENYGO.

👩‍⚕️ Dialogo con il Dott. Marco D’Indinosante: visione, competenza e futuro della ginecologia

Dopo aver ripercorso il percorso formativo, clinico e scientifico del Dott. Marco D’Indinosante, Gaeta News 24 gli ha rivolto alcune domande per approfondire la sua visione sulla ginecologia moderna, sull’oncologia ginecologica, sulla prevenzione e sull’esperienza maturata all’interno di uno dei centri più avanzati d’Europa. Ne emerge un dialogo diretto e ricco di contenuti, che mette in luce non solo la competenza tecnica, ma anche la sensibilità e la dedizione verso la salute delle donne. Di seguito l’intervista completa.

🎓 Percorso professionale

Quali sono stati i momenti più significativi del suo percorso formativo tra La Sapienza e il Policlinico Gemelli?

Il percorso formativo tra l’Università La Sapienza e il Policlinico Gemelli ha rappresentato un’autentica immersione nella storia e nell’avanguardia dell’oncologia ginecologica europea. Il passaggio dalla teoria alla pratica clinica ha richiesto un iter lungo e impegnativo, reso inestimabile dalla guida di numerosi mentori d’eccellenza, tra i quali spiccano in primo luogo le figure del Professor Giovanni Scambia e della Professoressa Anna Fagotti.

Che ruolo hanno avuto il Prof. Giovanni Scambia e, oggi, la Prof.ssa Anna Fagotti nella sua crescita professionale?

“Il Professor Giovanni Scambia ha rappresentato molto più di un mentore: è stato un vero e proprio faro. Oltre a essere un chirurgo e ginecologo oncologo di inestimabile valore, capace di affrontare le sfide cliniche più complesse, ciò che lo renderà per sempre unico è la sua leadership visionaria. Il Prof. Scambia non si è mai limitato a operare a livelli d’eccellenza, ma ha avuto la straordinaria capacità di guidare e formare innumerevoli generazioni di ginecologi oncologi, costruendo una scuola di pensiero e un polo di riferimento a livello mondiale. Da lui ho imparato che un grande medico deve essere anche un grande leader, capace di orchestrare un team e di tracciare la rotta verso il futuro, mettendo sempre al centro la paziente, con i suoi bisogni e aspettative.”

Accanto a lui, la Professoressa Anna Fagotti rappresenta per me un punto di riferimento imprescindibile. Leader straordinaria, dotata di un’autorità che unisce il talento chirurgico a una cultura scientifica letteralmente illuminante. Per me è una fonte di continua ispirazione: la sua capacità di tradurre la ricerca più avanzata nella pratica clinica quotidiana e di innovare attraverso i suoi insegnamenti è semplicemente contagiosa. Osservarla lavorare e fare ricerca significa comprendere come il rigore scientifico e l’innovazione possano elevare il gesto chirurgico a nuovi standard di cura. Ovviamente, avere il privilegio di crescere e formarsi sotto la guida di maestri di questa caratura genera una spinta interiore unica. Lavorare al loro fianco alimenta una motivazione inesauribile: ti spinge a non accontentarti mai, a cercare costantemente l’eccellenza, a studiare con maggiore dedizione e a dare il massimo assoluto in ogni singolo intervento e per ogni singola paziente. Da loro non ho solo appreso una tecnica, ho ereditato una vera e propria missione.”

Quali aspetti della formazione mininvasiva e oncologica considera decisivi per la sua pratica clinica attuale?

Considero decisiva la sintesi tra l’innovazione tecnologica e la conoscenza della malattia. Oggi, l’eccellenza in sala operatoria nasce dall’unione di questi due mondi. Per quanto riguarda la formazione oncologica, l’aspetto centrale che guida la mia pratica è il rispetto della biologia molecolare del tumore. Non operiamo più basandoci esclusivamente sull’estensione visibile della malattia. Aver imparato a leggere il profilo molecolare e genetico di un carcinoma mi permette di ‘modulare’ l’intervento su misura per quella specifica paziente, integrando la chirurgia con le più moderne terapie. L’obiettivo non è solo la radicalità chirurgica, ma trattare la patologia nel modo biologicamente più intelligente ed efficace. Sul fronte della formazione mininvasiva, l’elemento che ha trasformato radicalmente il mio lavoro è la chirurgia robotica. I suoi pregi sono inestimabili: la visione in 3D ad altissima definizione e gli strumenti che consentono una precisione anatomica millimetrica. Vedere una paziente che, dopo una chirurgia maggiore, ha un recupero rapidissimo e senza dolore, è fondamentale non solo per la sua qualità di vita, ma perché le permette di affrontare le successive terapie mediche in tempi più brevi. La vera sfida oggi è proprio questa: unire la precisione chirurgica alla profonda comprensione biologica del tumore.

🩺 Attività clinica e chirurgica

Quali patologie ginecologiche richiedono oggi maggiore attenzione in termini di diagnosi precoce?

Se dovessi individuare la priorità assoluta nella ginecologia oncologica di oggi, indicherei senza dubbio il carcinoma ovarico. Purtroppo,  rimane la nostra sfida clinica più complessa perché non disponiamo ancora di un test di screening di massa efficace per la popolazione. I sintomi iniziali sono subdoli, vaghi e aspecifici: gonfiore addominale persistente, alterazioni dell’alvo, senso di sazietà precoce o dolore pelvico, e vengono troppo spesso scambiati per banali disturbi gastrointestinali. L’attenzione qui deve essere massima: dobbiamo ascoltare con attenzione le pazienti e, soprattutto, agire sulla prevenzione genetica. Identificare le donne con familiarità o mutazioni genetiche (come i geni BRCA) ci permette di intervenire prima che la malattia si manifesti o nelle sue primissime fasi, cambiando letteralmente la vita delle nostre pazienti.

In che modo le tecniche mininvasive e robotiche hanno trasformato la chirurgia ginecologica?

Le tecniche mininvasive e la chirurgia robotica hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione per la nostra specialità, scardinando la vecchia credenza secondo cui a un tumore complesso dovesse necessariamente corrispondere un approccio chirurgico demolitivo e laparotomico. Grazie alla visione tridimensionale ad altissima definizione e alla straordinaria mobilità degli strumenti robotici, oggi siamo in grado di eseguire interventi oncologici radicali con una destrezza unica. Il risultato non si traduce unicamente in un drastico abbattimento del dolore post-operatorio e in dimissioni precoci, ma rappresenta un vero e proprio vantaggio oncologico: un recupero fisico rapido, infatti, permette alla paziente di riabilitarsi e iniziare tempestivamente le successive terapie mediche, come la chemioterapia.

Qual è la sfida più complessa nella gestione dei tumori ginecologici?

La sfida più complessa oggi non si gioca solo in sala operatoria, ma sul fronte della prevenzione e della reciproca consapevolezza di medici e pazienti. Il paradigma di questa criticità è il carcinoma ovarico, diagnosticato purtroppo in fase avanzata nell’80% dei casi. Essendo privo di screening di massa e presentandosi con sintomi iniziali estremamente subdoli, come detto prima,  la vera missione è creare una profonda cultura dell’ascolto. Le donne non devono ignorare i segnali del proprio corpo e noi medici abbiamo il dovere di mantenere un altissimo indice di sospetto clinico, senza banalizzare questi campanelli d’allarme. La nostra sfida più grande è riuscire ad anticipare la malattia: trasformare l’informazione, l’attenzione e la diagnosi tempestiva nella nostra arma più potente.

🔬 Ricerca e pubblicazioni

Quanto incide l’attività scientifica sulla qualità della cura e sull’aggiornamento clinico?

L’incidenza dell’attività scientifica sulla qualità della cura è assoluta e vitale: nella moderna ginecologia oncologica, eccellenza clinica e ricerca sono letteralmente due facce inseparabili della stessa medaglia, come ci ha insegnato il Prof.Scambia. L’impegno costante nella ricerca ci permette di offrire alla paziente le migliori opzioni terapeutiche del presente e del futuro. Partecipare attivamente a studi clinici internazionali ci impone un aggiornamento rigoroso e continuo, permettendoci di riversare immediatamente le più recenti scoperte molecolari e genetiche nella pratica clinica.

Quali temi di ricerca ritiene più promettenti per i prossimi anni?

Guardando al futuro, la frontiera di ricerca più dirompente è senza dubbio l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nella nostra pratica clinica. Anche in sala operatoria, integrata alle piattaforme robotiche, fungerà presto da vero e proprio ‘navigatore’ avanzato, aiutandoci a riconoscere in tempo reale i confini della malattia e a delimitare con estrema precisione i landmark e le varianti anatomiche. L’obiettivo finale non è certo sostituire il medico, ma dotarci dello strumento più potente mai concepito per realizzare una medicina ancora più personalizzata.

🏅 Riconoscimento ESGO

Cosa rappresenta per lei essere diventato European Gynaecological Oncologist?

Per me, la certificazione ESGO rappresenta il mio impegno verso ogni donna: quello di garantire l’accesso alle migliori cure oncologiche disponibili a livello europeo. È il culmine di due anni di formazione intensiva che ti formano profondamente. Un percorso fatto non solo di interventi complessi , ma di studio e continui confronti nei tumor board multidisciplinari, unito ai consigli di moltissimi maestri che hanno guidato il mio percorso.

Quali competenze vengono valutate nel percorso ESGO e quali sono state le tappe più impegnative?

Il percorso ESGO valuta il ginecologo oncologo a trecentosessanta gradi, misurandone la maturità clinica, scientifica e umana. Tutto si incentra sulla compilazione di un logbook europeo, in cui si certifica l’esecuzione degli interventi come primo operatore, suddivisi per patologia e procedura Parallelamente vengono valutate le pubblicazioni scientifiche internazionali, a dimostrazione di una ricerca attiva e costante. Tra le tappe pratiche più sfidanti del mio percorso spiccano la certificazione in chirurgia robotica avanzata ENYGO conseguita ad Amsterdam e quella in Leadership in Sanità presso l’Alta Scuola ALTEMS dell’Università Cattolica, essenziale per imparare a guidare efficacemente i complessi percorsi di cura. Infine, anche la valutazione dei propri mentori e colleghi è cruciale: le loro valutazioni sulle mie capacità cliniche, decisionali e di collaborazione multidisciplinare nei tumor board sono state il banco di prova definitivo che ha forgiato la mia identità di ginecologo oncologo.

🌍 ESGO 2026 – Copenaghen

Quali temi ritiene siano emersi come più rilevanti durante ESGO 2026 a Copenaghen?

Tra i temi scientifici di maggiore spessore emersi all’ESGO 2026 di Copenaghen, tre aspetti in particolare hanno catalizzato l’attenzione internazionale. Innanzitutto, c’è stata grandissima attesa per le anticipazioni sulle nuove linee guida per il carcinoma ovarico, che integrano sempre di più le recenti evoluzioni molecolari e segnano un passo definitivo verso una medicina di precisione. A questo si è strettamente intrecciato l’acceso dibattito sui risultati del TRUST trial, uno bivio cruciale per noi chirurghi nel definire il delicato equilibrio tra la citoriduzione primaria e la chemioterapia neoadiuvante nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato, ribadendo l’importanza vitale di un’accurata selezione della paziente. Infine, il trapianto di tessuto ovarico mediante approccio mininvasivo single-port. Questa procedura si esegue attraverso una singola incisione ombelicale, aprendo scenari rivoluzionari per la preservazione della fertilità nelle giovani donne e dimostrando come l’alta chirurgia oncologica debba sempre tutelare anche il futuro e la qualità di vita delle nostre pazienti.

Quanto è importante la collaborazione europea nella lotta ai tumori ginecologici?

La collaborazione europea non è semplicemente un valore aggiunto, ma l’elemento che ci permette di vincere le sfide più ardue contro i tumori ginecologici. In un’epoca in cui la medicina è diventata iper-specializzata, nessun singolo centro, può vincere questa battaglia da solo. Lavorare all’interno di grandi reti internazionali come l’ESGO significa unire le forze, le menti e i dati clinici di migliaia di pazienti. In questo senso, la creazione di grandi database europei condivisi si sta rivelando uno strumento insostituibile, soprattutto per valutare e comprendere a fondo quelle patologie ginecologiche più rare e insidiose. Parallelamente, questa profonda sinergia spinge in modo decisivo verso la centralizzazione delle patologie oncologiche a più alta complessità. Infine, la stesura di linee guida europee assicura un principio di equità imprescindibile, garantendo che una donna curata a Roma riceva lo stesso altissimo standard terapeutico e chirurgico garantito a Parigi o Copenaghen, senza la necessità di dover affrontare lunghissimi viaggi.

👩‍⚕️ Prevenzione e salute della donna

Qual è, secondo lei, la priorità più urgente oggi nella salute ginecologica delle donne italiane?

La priorità più urgente per la salute ginecologica in Italia risiede nel garantire a ogni donna un accesso omogeneo ed equo a percorsi di cura di altissima qualità. Sebbene il nostro sistema vanti eccellenze straordinarie, la sfida odierna è abbattere le disparità territoriali, assicurando una prevenzione capillare che sia uniforme dal Nord al Sud del Paese. In questo scenario, un punto che ritengo assolutamente cruciale è la centralizzazione delle patologie oncologiche a elevata complessità. È dimostrato che i risultati clinici migliorano drasticamente quando la paziente viene operata in centri di riferimento ad alto volume. Accanto a questo, dobbiamo investire con forza sulla consapevolezza genetica, rendendo l’identificazione delle mutazioni a rischio (come i geni BRCA) un pilastro della prevenzione personalizzata. La visione per il futuro è chiara: costruire una rete oncologica integrata e proattiva, capace di indirizzare ogni donna, nel momento esatto del bisogno, verso il miglior centro di cura possibile, trasformando l’eccellenza clinica in un diritto garantito a prescindere dalla propria residenza geografica.

Quali messaggi ritiene fondamentali per promuovere una cultura della prevenzione ginecologica nelle donne di ogni età?

Il messaggio fondamentale che vorrei trasmettere alle donne di ogni età è che la prevenzione non deve essere vissuta come un timore o la mancanza di tempo, ma come un atto di rispetto verso sé stessi. Il primo pilastro è l’ascolto del proprio corpo: non bisogna ignorare i segnali che esso ci dà e superare la paura del controllo per trasformarla in volontà di controllo. In secondo luogo, è vitale aderire con regolarità ai protocolli di screening e ai piani vaccinali, strumenti che oggi ci permettono di ridurre patologie come il tumore della cervice. A questo si deve unire la consapevolezza genetica: conoscere la propria storia familiare e indagare eventuali mutazioni genetiche significa prevenire la malattia, trasformando un rischio potenziale in un percorso di prevenzione personalizzato. La prevenzione non è un semplice appuntamento medico, ma la promessa più importante che ogni donna può fare a sé stessa per proteggere il proprio domani.

🌟 Sguardo finale sul percorso e sull’impegno professionale

Gaeta News 24 ringrazia il Dott. Marco D’Indinosante per la disponibilità, la chiarezza e la profondità con cui ha condiviso il suo percorso professionale e umano. La sua testimonianza rappresenta un contributo prezioso per comprendere l’evoluzione della ginecologia moderna, l’importanza della prevenzione e il valore della formazione continua.

Un ringraziamento speciale per aver dedicato tempo a questa intervista nonostante gli impegni clinici e scientifici presso il Policlinico Gemelli IRCCS e le attività internazionali legate a ESGO ed ENYGO. La sua partecipazione arricchisce il racconto di una professione che unisce competenza, ricerca e dedizione alla salute delle donne.

Contatti del Dott. Marco D’Indinosante

E-mail: drdindinosante@gmail.com
Instagram: drdindinosante_ginecologo
Sito web: www.marcodindinosante.com

Dott. Marco D’Indinosante
ESGO Fellow
Gynecologic Oncology Unit
Catholic University of the Sacred Heart
Policlinico Agostino Gemelli IRCCS
Largo A. Gemelli 8, 00168 Roma (Italia)

Il Dott. Marco D’Indinosante: eccellenza nella ginecologia e oncologia ginecologica europea, dal Policlinico Gemelli alla certificazione ESGO

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a cura di: Maria Vaudo