Il Dott. Marco Cintoni: ricerca, clinica e innovazione nella Nutrizione al Policlinico Gemelli In Evidenza

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Intervista al Dott. Marco Cintoni, esperto in Nutrizione Clinica presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma

Dalla dietoterapia personalizzata alla ricerca internazionale: il giovane medico che sta contribuendo a trasformare l’approccio alla nutrizione clinica in Italia.

La nutrizione clinica è oggi uno dei pilastri più innovativi della medicina moderna: non semplice alimentazione, ma una vera e propria terapia basata su miscele di nutrienti capaci di migliorare la qualità di vita, la risposta ai trattamenti e gli esiti clinici dei pazienti. In questo scenario si distingue il lavoro del Dott. Marco Cintoni, medico chirurgo specialista in Scienza dell’Alimentazione, Dottore di Ricerca in Scienze della nutrizione, metabolismo e patologie di genere.

Autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche internazionali, il Dott. Cintoni è Associate Editor per la prestigiosa rivista Clinical Nutrition ESPEN e membro dell’Early Career Faculty della società europea ESPEN. A livello nazionale, dopo aver coordinato il gruppo Sinpe4Young, è oggi Referente per i “Rapporti multi-societari e collaborazioni con società di pazienti” dello stesso gruppo di lavoro.

La sua attività si svolge presso la UOC di Nutrizione Clinica del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, diretta dalla Prof.ssa Maria Cristina Mele, uno dei centri più avanzati in Italia per la nutrizione clinica e la ricerca traslazionale. Qui il Dott. Cintoni si occupa di diagnosi, dietoterapia e nutriterapia per un ampio spettro di condizioni: patologie oncologiche, gastro-intestinali, endocrino-metaboliche, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e nutrizione preoperatoria. Utilizza strumenti avanzati come la bioimpedenziometria e l’analisi delle immagini TC per la valutazione della composizione corporea e sviluppa percorsi nutrizionali personalizzati basati sulle più recenti evidenze scientifiche.

🌿 La visione del Dott. Marco Cintoni: quando la nutrizione diventa terapia

La nutrizione clinica è una disciplina giovane ma in rapida evoluzione. Il Dott. Cintoni la definisce una vera e propria nutriterapia, un approccio che utilizza nutrienti studiati scientificamente per supportare i pazienti in tutte le fasi del loro percorso di cura: dalla gestione delle patologie gastroenterologiche alla chirurgia maggiore, fino ai complessi trattamenti oncologici.

Dott. Marco Cintoni e la Prof. ssa Maria Cristina Mele | Policlinico Gemelli IRCCS

Sotto la guida della Prof.ssa Maria Cristina Mele, la UOC di Nutrizione Clinica del Gemelli è oggi un punto di riferimento nazionale, con un team multidisciplinare che integra ricerca, clinica e innovazione.

Cosa l’ha spinta a scegliere la nutrizione clinica come specializzazione, dopo un percorso che ha incluso esperienze internistiche, chirurgiche e attività di ricerca universitaria?

Il mio percorso è iniziato proprio “sul campo” della chirurgia oncologica, lavorando alla mia tesi di laurea sulle ostruzioni intestinali in pazienti affette da carcinosi peritoneale da tumore ovarico recidivante. Vivendo la sala operatoria, ho capito profondamente che il bisturi o i farmaci da soli non bastano. La nutrizione clinica non è semplicemente “consigliare cosa mangiare”, ma è una vera e propria terapia. Nutrire correttamente un paziente, specialmente in ambito oncologico, significa fornirgli le munizioni essenziali per affrontare e superare al meglio terapie spesso molto debilitanti.

Come si struttura un percorso di dietoterapia personalizzata che integri la gestione di obesità, diabete, dislipidemie, PCOS e, parallelamente, il supporto ai pazienti oncologici impegnati in chemio, radioterapia, interventi chirurgici complessi e nel periodo post‑operatorio?

È un vero e proprio lavoro di sartoria clinica. Quando gestiamo problematiche metaboliche (come diabete o obesità) in pazienti che stanno affrontando il cancro, l’obiettivo è duplice. Da un lato dobbiamo gestire l’iperglicemia e “spegnere” l’infiammazione cronica scatenata dalle sindromi metaboliche, che rappresenta un carburante pericoloso per il tumore. Dall’altro lato, dobbiamo categoricamente proteggere l’organismo dal rischio di malnutrizione causato da chemio, radioterapia e chirurgia. Ogni nutriente viene calibrato affinché il paziente sia metabolicamente in ordine, ma allo stesso tempo forte e nutrito a sufficienza per non dover subire interruzioni nel proprio iter terapeutico salvavita.

Qual è il ruolo della nutrizione clinica nella gestione combinata delle patologie gastrointestinali (IBS, reflusso, Crohn, RCU, steatosi epatica) e dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione come anoressia, bulimia e binge eating disorder?

L’apparato digerente è il nostro filtro sul mondo e il quartier generale del sistema immunitario. Ho dedicato la mia tesi di specializzazione proprio all’utilizzo di parametri della bioimpedenziometria come predittori di ospedalizzazione nell’anoressia nervosa e sono attualmente coinvolto in progetti di ricerca sulla sindrome dell’intestino irritabile. Questi contesti richiedono estrema precisione ed empatia. In ottica oncologica, questo know-how è vitale: un tratto gastrointestinale sano o ben gestito è la condizione imprescindibile per far sì che il paziente riesca ad assorbire i nutrienti, soprattutto quando le mucose sono danneggiate o resecate a causa dei trattamenti antitumorali.

In che modo strumenti come la bioimpedenziometria e l’analisi delle TC guidano la valutazione della composizione corporea e le scelte nutrizionali in oncologia?

La bilancia tradizionale ci dice solo quanto pesiamo, ma in oncologia a noi interessa sapere “di cosa siamo fatti”. Per questo utilizziamo quotidianamente la bioimpedenziometria e, soprattutto, l’analisi avanzata delle immagini radiologiche TC. Attraverso software specifici andiamo a quantificare millimetricamente la reale distribuzione di massa grassa e massa muscolare. Questo ci permette di intercettare la sarcopenia (la pericolosa perdita di muscolo) anche in pazienti apparentemente normopeso o in sovrappeso. Il nostro imperativo è blindare il muscolo, perché preservare la massa magra significa migliorare radicalmente la tolleranza e la risposta alle cure oncologiche.

Quali criteri clinici orientano la scelta tra semplici integratori e Alimenti a Fini Medici Speciali (AFMS) in oncologia?

Questa distinzione segna il confine tra il semplice “integrare” e il “curare”. I normali integratori da banco non bastano quando un paziente affronta chirurgie maggiori o protocolli chemio-radioterapici intensivi: in queste fasi i fabbisogni energetici e proteici esplodono, mentre la capacità di mangiare crolla. Qui entrano in gioco gli Alimenti a Fini Medici Speciali (AFMS), vere e proprie terapie nutrizionali bilanciate, spesso arricchite con immunonutrienti per migliorare la risposta immunitaria e la cicatrizzazione chirurgica. E a questo proposito, sento il dovere di lanciare un appello, ripreso anche in recenti dibattiti su testate come Quotidiano Sanità: è urgente inserire in modo omogeneo la Nutrizione Clinica e l’accesso agli AFMS nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). In oncologia la nutrizione non è un “plus”, ma una terapia salvavita. Non è accettabile che l’accesso a questi presidi dipenda dalla regione di residenza o dalle possibilità economiche del paziente. Garantire la nutrizione clinica nei LEA significa garantire equità di cura e maggiori chance di sopravvivenza.

Come si integra la nutrizione clinica nei percorsi di preabilitazione e recupero postchirurgico oncologico?

Immaginiamo l’intervento chirurgico oncologico come l’equivalente fisiologico della corsa di una maratona. La preabilitazione nutrizionale ci permette di “allenare” il corpo nelle settimane precedenti. Fornendo miscele specifiche prima del ricovero, abbattiamo l’infiammazione sistemica, correggiamo i deficit e costruiamo una riserva funzionale. I benefici clinici sono evidenti e supportati dalla letteratura: chi fa preabilitazione affronta lo stress chirurgico in modo più reattivo, subisce meno complicanze infettive, ha degenze più brevi e un recupero post-operatorio decisamente più brillante.

Quali sono le principali sfide nella gestione nutrizionale dei pazienti oncologici, soprattutto in presenza di sarcopenia, cachessia, alterazioni del gusto, nausea o difficoltà alimentari legate ai trattamenti?

Questa è la parte clinica in cui è richiesta la massima umanità. Cachessia, grave alterazione dei sapori (disgeusia) e nausea profonda rendono un atto naturale come il cibarsi un tormento quotidiano. Dalla pratica clinica quotidiana so bene che forzare il paziente in situazioni come queste è spesso controproducente. La sfida è aggirare l’ostacolo: studiamo consistenze modificate, frazioniamo i pasti, giochiamo con le temperature degli alimenti e utilizziamo supporti nutrizionali ad altissima densità calorica ma di volume ridotto. L’obiettivo è garantire le energie senza trasformare la tavola in un campo di battaglia.

Come si costruisce un percorso nutrizionale che tenga insieme esigenze metaboliche, stato infiammatorio, composizione corporea e tolleranza ai trattamenti, soprattutto nei pazienti oncologici e cronici?

Con un monitoraggio serrato e multidisciplinare. Il metabolismo in oncologia è dinamico: l’infiammazione fluttua a ogni ciclo di terapia e la tolleranza gastrointestinale può cambiare da un giorno all’altro. Costruisco il percorso step by step: misuro la composizione corporea, calcolo i fabbisogni del paziente e poi adatto la via di somministrazione. Ad esempio, se il paziente ha una grave mucosite da radioterapia o tossicità da chemio, intervengo modificando la dieta o prescrivendo nutrizione enterale/parenterale, garantendo i nutrienti necessari senza sovraccaricare le funzionalità d’organo compromesse

Quali differenze riscontra nella gestione nutrizionale delle patologie metaboliche (obesità, diabete, dislipidemie) rispetto a quella delle patologie gastrointestinali e infiammatorie croniche?

La differenza sostanziale risiede nell’obiettivo energetico, che è quasi speculare. Nella gestione pura delle patologie metaboliche (come un’obesità non complicata), cerchiamo spesso una restrizione calorica per indurre perdita di massa grassa e migliorare l’insulino-resistenza. Nelle patologie oncologiche o infiammatorie croniche l’approccio è invece anabolico e protettivo. Dobbiamo combattere il forte catabolismo e il deperimento somministrando un “surplus” mirato di energie e proteine per proteggere disperatamente la massa magra.

In che modo la dietoterapia può influire sulla risposta ai trattamenti oncologici e sulla qualità di vita dei pazienti durante chemio, radio e chirurgia maggiore?

L’impatto è totale e scientificamente validato. Un paziente oncologico il cui stato nutrizionale è tutelato affronta i cicli di chemioterapia e radioterapia con minori tossicità organiche, mantenendo una performance status più alta. Questo si traduce in un dato clinico fondamentale: meno interruzioni o ritardi nel piano terapeutico. La nutrizione clinica non si sostituisce alle terapie oncologiche, ma garantisce che il corpo abbia la forza di riceverle fino all’ultimo giorno, preservando l’autonomia e la qualità di vita della persona.

Sappiamo che oltre al supporto clinico diretto lei sta lavorando molto anche sull’impatto degli alimenti ultra-processati (UPF) nell’alimentazione quotidiana. Qual è il rischio oncologico legato a un consumo eccessivo di questi cibi e che impatto negativo possono avere se consumati dal paziente durante il percorso di terapia?

È un tema cruciale e di strettissima attualità. Gli alimenti ultraprocessati (UPF) sono formulazioni industriali complesse, ricchissime di zuccheri aggiunti, grassi di scarsa qualità, sale e additivi chimici, ma drammaticamente povere di fibre e micronutrienti essenziali. Il legame tra il loro consumo eccessivo e il rischio oncologico è ormai supportato da solide evidenze scientifiche. Tutte queste condizioni scatenano e mantengono quello stato di infiammazione cronica sistemica che, come dicevamo prima, rappresenta un pericoloso “carburante” per lo sviluppo e la proliferazione delle cellule tumorali. Durante il percorso di cura oncologico, poi, il rischio diventa ancora più subdolo. Il paziente in terapia ha bisogno di “mattoni” di altissima qualità per riparare i tessuti danneggiati dai farmaci o dalla radioterapia e per sostenere il sistema immunitario. Gli UPF forniscono invece solo “calorie vuote”: saziano, magari fanno anche aumentare di peso, ma non nutrono. Consumarli durante la chemioterapia significa esporre il corpo a un paradosso: un paziente apparentemente normopeso che però si sta malnutrendo, perdendo massa muscolare vitale (sarcopenia). Inoltre, l’effetto pro-infiammatorio di questi cibi va a sommarsi alla tossicità dei trattamenti, rischiando di esasperare sintomi come la nausea, l’alterazione dell’alvo e la fatigue profonda, compromettendo così la tolleranza stessa alle terapie salvavita.

Dott. Marco Cintoni | vincitore dell’ESPEN Research Fellowship Grant 2025

Ci può illustrare il progetto OMNI, vincitore dell’ESPEN Research Fellowship Grant 2025, e spiegare come lo studio sugli omega‑3 potrà migliorare gli esiti chirurgici nei pazienti con carcinosi peritoneale?

È un progetto di cui vado orgoglioso, finanziato tramite il prestigioso ESPEN Research Fellowship Grant. Lo studio OMNI è un studio clinico prospettico, randomizzato e in doppio cieco. Il nostro focus sono i pazienti affetti da carcinosi peritoneale in attesa di chirurgia citoriduttiva, uno dei più complessi interventi chirurgici dal punto di vista tecnico. Stiamo indagando come l’utilizzo preoperatorio di supplementi nutrizionali arricchiti con Omega-3 possa modulare attivamente l’infiammazione. Il nostro obiettivo è dimostrare che preparare il sistema immunitario prima del bisturi si traduce in minori complicanze e outcome chirurgici decisamente migliori.

Quali prospettive future intravede per la nutrizione clinica in Italia, tra ricerca traslazionale, personalizzazione terapeutica, integrazione nei percorsi oncologici e chirurgici, e l’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale a supporto della pratica clinica?

Attraverso le mie attività in SINPE ed ESPEN, lavoro affinché la nutrizione clinica smetta di essere considerata un semplice “supporto” e venga riconosciuta come disciplina trasversale primaria, attivata dal momento stesso della diagnosi oncologica. Il futuro è già qui: grazie alla ricerca traslazionale stiamo capendo come nutrire il microbioma per ottimizzare i farmaci oncologici. Inoltre, l’Intelligenza Artificiale sarà una svolta epocale: ci permetterà di incrociare enormi database di esami del sangue, composizione corporea e tossicità terapeutica, aiutandoci a predire le complicanze e a elaborare una nutriterapia sempre più preventiva e personalizzata.

Prof.ssa Maria Cristina Mele, Edy Palazzi -consigliere regionale e il Prof. Antonio Gasbarrini

Infine, un risultato non si raggiunge mai da soli. Per questo voglio rivolgere un ringraziamento profondo ai miei mentori: la Prof.ssa Maria Cristina Mele, Direttrice della UOC di Nutrizione Clinica, per la guida straordinaria e la visione innovativa che trasmette ogni giorno a tutto il nostro team, e il Prof. Antonio Gasbarrini, Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di cui mi onoro di far parte, per il costante e vitale supporto alla ricerca clinica che rende il nostro Policlinico un’eccellenza internazionale.

🔭 Uno sguardo al futuro della nutrizione clinica

Il lavoro del Dott. Marco Cintoni, all’interno della UOC di Nutrizione Clinica diretta dalla Prof.ssa Maria Cristina Mele, testimonia quanto la nutrizione clinica sia destinata a diventare un elemento imprescindibile della medicina moderna: una disciplina capace di integrare ricerca, clinica e personalizzazione terapeutica, restituendo centralità al paziente e migliorando concretamente il suo percorso di cura.

Dott. Marco Cintoni e la Prof. ssa Maria Cristina Mele | Policlinico Gemelli IRCCS

GaetaNews24 ringrazia il Dott. Cintoni per la disponibilità, la chiarezza e il valore dei contenuti condivisi, e la Prof.ssa Mele per il costante impegno nel promuovere una cultura della nutrizione clinica avanzata e multidisciplinare.

Contatti del Dott. Marco Cintoni

E-mail: marco.cintoni@guest.policlinicogemelli.it
Linkedin: Marco Cintoni
 

Dott. Marco Cintoni
Specialista in Scienza dell’Alimentazione
UOC Nutrizione Clinica, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS
Centro di Ricerca e Formazione in Nutrizione Umana, Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo A. Gemelli, 8 – 00168 Roma (Italia)

Dott. Marco Cintoni ricerca, clinica e innovazione nella Nutrizione al Policlinico Gemelli

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a cura di: Maria Vaudo