Chirurgia, ricerca e formazione: il percorso di eccellenza del Dott. Matteo Loverro In Evidenza

Condividi

Intervista al Dott. Matteo Loverro, specialista in Ginecologia e Ostetricia presso il Policlinico A. Gemelli IRCCS di Roma ed ESGO-certified Gynecologic Oncologist

Dalla scuola del Prof. Giovanni Scambia alla guida della Prof.ssa Anna Fagotti: l’esperienza di un ginecologo che unisce eccellenza clinica, visione scientifica e attenzione umana.

Il Dott. Matteo Loverro è un medico chirurgo specialista in Ginecologia e Ostetricia, con un percorso professionale fortemente orientato alla ginecologia oncologica, alla chirurgia ginecologica avanzata e alla gestione delle principali patologie benigne complesse, tra cui endometriosi, fibromi uterini e cisti ovariche. Svolge la propria attività presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, riconosciuta a livello internazionale come uno dei centri di riferimento per la cura, la ricerca e l’innovazione in ambito ginecologico.

Ha conseguito recentemente l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di Professore di II fascia.

La sua formazione si è sviluppata attraverso tre poli di eccellenza — Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS — dove ha completato la specializzazione lavorando quotidianamente nel Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e del Bambino. All’interno del Gemelli ha potuto crescere sotto la guida di maestri di rilievo internazionale, maturando competenze nella chirurgia oncologica e benigna sia con approccio laparotomico, sia con tecniche mini‑invasive come laparoscopia e robotica.

Dott. Matteo Loverro con il Prof. Giovanni Scambia e la Prof.ssa Anna Fagotti durante una sessione accademica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Dal 2017 opera nel Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia, uno dei più avanzati al mondo. Qui ha avuto il privilegio di formarsi sotto la guida del Prof. Giovanni Scambia, figura cardine della ginecologia oncologica internazionale, che ha diretto l’Unità fino alla sua scomparsa nel febbraio 2025.

Oggi lavora all’interno dell’equipe guidata dalla Prof.ssa Anna Fagotti, che ha raccolto il testimone con continuità scientifica, rigore metodologico e una visione chirurgica innovativa che valorizza il lavoro multidisciplinare del reparto.

Accanto all’attività clinica e chirurgica, il Dott. Loverro svolge un’intensa attività di ricerca scientifica, con oltre 50 pubblicazioni su riviste internazionali indicizzate. I suoi studi si concentrano principalmente sui tumori ginecologici, con particolare attenzione al carcinoma ovarico, alla chirurgia ultra-radicale e ai percorsi terapeutici innovativi.

Il suo impegno è stato riconosciuto anche a livello europeo con il Premio alla Ricerca Scientifica della Società Europea di Ginecologia Oncologica (ESGO), assegnato per un progetto di studio dedicato all’impatto delle terapie di mantenimento sulla sopravvivenza post‑recidiva.

🔬 Attività clinica, chirurgica e scientifica

Le sue aree di principale competenza medica e chirurgica includono:

  • Ginecologia Oncologica: Trattamento chirurgico e clinico di patologie neoplastiche (carcinoma dell’ovaio, del collo dell’utero e dell’endometrio).
  • Chirurgia Ginecologica Avanzata: Interventi eseguiti sia a cielo aperto (laparotomia) che con tecniche mini-invasive (laparoscopia e robotica).
  • Ginecologia Benigna e Disfunzionale: Cura di fibromi uterini, cisti ovariche ed endometriosi.
  • Diagnostica: Esegue esami ecografici specialistici, colposcopie, nonché isteroscopie diagnostiche ed operative

✍️ Percorsi, visioni e prospettive: intervista al Dott. Matteo Loverro

GaetaNews24 ha incontrato il Dott. Matteo Loverro per approfondire il suo percorso professionale, la visione clinica e chirurgica che guida il suo lavoro e il valore della formazione maturata all’interno della scuola del Policlinico Gemelli.

Le domande che seguono offrono uno sguardo anche sull’attività dell’equipe diretta dalla Prof.ssa Anna Fagotti e sull’eredità scientifica del Prof. Giovanni Scambia, figure centrali nello sviluppo della ginecologia oncologica italiana.

Chi è il Dott. Matteo Loverro oltre il camice? Quali esperienze personali e professionali hanno contribuito a definire il suo modo di essere medico?

Dott. Matteo Loverro | Policlinico Gemelli IRCCS

Credo fermamente che nel nostro lavoro, il benessere psico-fisico sia fondamentale per mantenere lucidità nelle scelte più complesse e poter garantire la miglior versione di noi stessi alle nostre pazienti, per questo quando non vesto il camice cerco di fare sport e dedicarmi ai miei affetti. Quando ero ancora studente ho avuto modo di vedere negli occhi dei pazienti la delusione per la difficoltà di essere compresi dal medico che avevano davanti, di essere trattati come patologie e non come persone. Cerco di impegnarmi per capire sempre lo stato d’animo ed il punto di vista delle pazienti con cui parlo, credo sia fondamentale per stabilire un rapporto efficace per il percorso di cura. Ma per farlo anche nelle giornate più dure sono necessarie energie mentali e fisiche. Voler bene a sé stessi è la prima cosa utile per aiutare i propri pazienti.

Cosa l’ha spinta a scegliere la ginecologia oncologica come specializzazione e quali aspetti di questa disciplina considera più significativi dal punto di vista umano e scientifico?

La ginecologia è una delle specializzazioni mediche in grado di dare soddisfazioni a trecentosessanta gradi. Quando ero ancora studente nutrivo una grande passione per l’anatomia e ammiravo il coraggio ed il fascino dei chirurghi, tuttavia, non ero sicuro di essere in grado di diventare un vero chirurgo. La ginecologia è estremamente ampia e permette di poter essere un abile ecografista, un fine endocrinologo, un ostetrico, un chirurgo, un oncologo o un esperto di fertilità. Mi sembrava la scelta giusta per un ragazzo che non aveva ancora le idee chiare. Tuttavia, il primo giorno che ho messo piede in sala operatoria non ho mai più desiderato fare altro, e la chirurgia oncologica rappresenta per me la sublimazione della chirurgia. Poter seguire una paziente dal primo giorno di ambulatorio, conoscerne la storia, la famiglia, le paure e le speranze, prendersene cura dalla sala operatoria alle terapie, e vederla tornare a sorridere, dà un’immensa soddisfazione. Dobbiamo avere a che fare anche con le sconfitte in questa professione, ed è questo a motivare il nostro impegno quotidiano nel campo della ricerca.

Quali aspetti dell’incontro con il Prof. Giovanni Scambia hanno maggiormente influenzato la sua crescita professionale e la sua visione della ginecologia oncologica moderna?

Il Prof, per noi era semplicemente il Prof, e ci piace ancora ricordarlo così, come se fosse ancora nei nostri reparti, vestito con la sua tutina verde da sala operatoria. Il Prof era un visionario, ricordo spesso di aver pensato che ciò che aveva il coraggio di proporre fosse irrealizzabile, e mi sono sempre trovato a dovermi dare torto. Mi ha lasciato sicuramente l’idea di dover alzare sempre l’asticella quando ci si pone un obiettivo, e che l’unico modo per realizzarlo è la costanza, la determinazione ed i piccoli passi che si fanno ogni giorno. Ha sempre creduto nell’integrazione delle tecnologie, degli approcci mini-invasivi e delle terapie innovative nella ginecologia oncologica. E l’evoluzione di questa specialità gli ha dato, e continua, a dargli ragione.

La Prof.ssa Anna Fagotti e il Prof. Giovanni Scambia

Quali sono oggi i tratti distintivi dell’equipe guidata dalla Prof.ssa Anna Fagotti e come si riflettono nella gestione clinica e chirurgica delle pazienti oncologiche?

La Prof.ssa Fagotti è una delle figure di riferimento della ginecologia oncologica europea e ricopre un ruolo di primo piano all’interno dell’ESGO, la principale società scientifica del settore in Europa. La sua guida si distingue per il rigore metodologico e per una costante ricerca dell’eccellenza e dell’innovazione, sempre fondate sull’evidenza scientifica. Un esempio concreto è il modo in cui affrontiamo il tumore dell’ovaio avanzato: prima di un intervento così impegnativo, una valutazione laparoscopica ci permette di prevedere con buona affidabilità se sia possibile asportare completamente la malattia, e quindi di scegliere per ciascuna paziente il percorso più appropriato, la chirurgia immediata oppure una chemioterapia preliminare seguita dall’intervento. È un metodo di valutazione che porta il nome della Prof.ssa Fagotti ed è oggi utilizzato nei centri di tutto il mondo. Inoltre, negli ultimi anni, grazie a collaborazioni scientifiche internazionali ha portato l’utilizzo della chirurgia mini-invasiva in pazienti selezionate che affrontano la chirurgia dopo una buona risposta alla chemioterapia per carcinoma ovarico avanzato. A questo si affiancano i percorsi di gestione perioperatoria avanzata (ERAS), che garantiscono alle pazienti una ripresa più rapida e una riduzione delle complicanze dopo l’operazione.

Quali aspetti rendono particolarmente complessa la chirurgia dei tumori ginecologici avanzati, con particolare riferimento al carcinoma ovarico?

La chirurgia del carcinoma ovarico è estremamente complessa poiché nel 70% dei casi viene diagnosticato in stadio avanzato. In questi casi delicati, una chirurgia completa, in grado di asportare completamente ogni residuo tumorale è l’elemento più importante per la prognosi delle nostre pazienti. Per affrontare un intervento di tale complessità, non è necessario soltanto un bravo chirurgo, ma un’ottima organizzazione, che prevede un impegno multidisciplinare che coinvolge anestesisti, personale infermieristico, terapie intensive, radiologi, patologi ed una lunga lista di consulenti. Tale complessità può essere affrontata solo in grandi centri oncologici, ed al costante impegno di medici e ricercatori.

In che modo la ricerca traslazionale contribuisce a migliorare i percorsi terapeutici e quali sviluppi ritiene più promettenti per il futuro della ginecologia oncologica?

La ricerca traslazionale è esattamente il ponte che porta una scoperta di laboratorio al letto della paziente, e in ginecologia oncologica ne abbiamo due esempi straordinari. Per decenni la sopravvivenza nel tumore dell’ovaio è rimasta sostanzialmente immutata, finché lo studio dei meccanismi di riparazione del DNA delle cellule tumorali non ha portato a una nuova classe di farmaci, i PARP-inibitori: colpiscono selettivamente le cellule che hanno perso la capacità di riparare il proprio DNA, un difetto presente, ad esempio, nei tumori con mutazione dei geni BRCA, e hanno cambiato la storia di questa malattia. Un percorso analogo riguarda il carcinoma dell’endometrio: oggi siamo in grado di “leggere” l’identità molecolare di ciascun tumore e di riconoscere quelli con elevata instabilità genetica, particolarmente sensibili all’immunoterapia. È il cuore della medicina di precisione: non più una terapia uguale per tutte, ma il trattamento giusto per la singola paziente, scelto sulle caratteristiche biologiche del suo tumore. È un campo in rapidissima evoluzione, e i risultati che stiamo osservando ci fanno guardare al futuro con grande fiducia.

Quanto è determinante la prevenzione nella salute ginecologica e quali strumenti diagnostici considera oggi imprescindibili per una diagnosi precoce?

La prevenzione è uno strumento potentissimo, ma è importante distinguere: per ciascun tumore ginecologico le strategie sono diverse, e non esiste un unico esame valido per tutto.

Il successo più lampante riguarda il carcinoma della cervice uterina, l’unico tumore ginecologico per cui disponiamo di un vero programma di screening di popolazione e, soprattutto, di un vaccino. La combinazione della vaccinazione anti-HPV, oggi offerta gratuitamente in Italia sia alle ragazze sia ai ragazzi, e degli screening organizzati (il Pap test tra i 25 e i 29 anni e il test HPV-DNA, più sensibile, tra i 30 e i 64 anni) ci sta portando verso un traguardo storico: l’eliminazione di questa neoplasia, già quasi raggiunta in Paesi con coperture vaccinali elevatissime come l’Australia.

Per il tumore dell’endometrio non abbiamo un programma di screening, ma esiste un segnale d’allarme prezioso che ogni donna dovrebbe conoscere: qualsiasi perdita di sangue dopo la menopausa va sempre riferita al ginecologo, perché consente molto spesso una diagnosi precoce e altamente curabile.

Il tumore dell’ovaio resta la sfida più difficile: ad oggi non disponiamo di un test di screening efficace per la popolazione generale, né l’ecografia né i marcatori nel sangue si sono dimostrati in grado di ridurne la mortalità se usati a questo scopo. Qui la vera prevenzione passa dalla valutazione del rischio eredo-familiare: identificare le donne portatrici di mutazioni come BRCA permette di offrire loro percorsi di sorveglianza dedicati e interventi di riduzione del rischio realmente efficaci. È anche per questo che la ricerca, anche nel nostro centro, è così impegnata nella ricerca di strumenti di diagnosi precoce.

Come vengono affrontate patologie benigne complesse — come endometriosi, fibromi e cisti ovariche — in un centro ad alta specializzazione come il Policlinico Gemelli?

La complessità di queste patologie, a differenza delle malattie oncologiche sta nella necessità di essere ultra-conservativi sugli organi ed i tessuti sani, eliminando tutto ciò che può causare sintomi alle nostre pazienti. È molto importante inoltre, preservare la fertilità nelle pazienti giovani. In questo, le tecnologie a disposizione della fase diagnostica e della chirurgia, come ad esempio le ricostruzioni tridimensionali dell’utero in ecografia o la chirurgia mini-invasiva, laparoscopica o robotica, sono un ausilio straordinario per la cura di queste patologie.

Quali innovazioni tecnologiche, chirurgiche e basate sull’intelligenza artificiale stanno trasformando la ginecologia oncologica e quali benefici concreti portano oggi alle pazienti?

L’intelligenza artificiale è un terremoto che sta stravolgendo ogni ambito delle nostre vite. Nel nostro campo l’applicazione di tecnologie derivanti dall’intelligenza artificiale si stanno diffondendo rapidamente, a partire dalla radiomica che permette lo studio avanzato di immagini radiologiche o ecografiche con elevato valore predittivo, o l’utilizzo di tecniche di visione aumentata in sala operatoria che permettono di operare con precisione ed accuratezza o software in grado di rilevare informazioni sullo stato molecolare a partire da comuni immagini di anatomia patologica. Lo sviluppo di queste tecnologie è rapido, e tra pochi anni potremo essere protagonisti di una medicina completamente trasformata. Ci tengo comunque a ricordare sempre di confrontarsi con il proprio medico, in quanto l’intelligenza artificiale costituisce un validissimo alleato del medico e del paziente, ma non può sostituire il giudizio clinico e personalizzato del proprio curante.

Quanto conta il lavoro multidisciplinare nella gestione delle pazienti oncologiche e quali figure professionali ritiene indispensabili nel percorso di cura?

Come anticipavo, la complessità delle condizioni che ci troviamo a trattare ogni giorno non possono essere trattate esclusivamente da un ginecologo. Il percorso di cura è composto da numerose tappe, ed in ognuna di esse partecipano una o più figure integrandosi tra loro in maniera complessa. Il chirurgo, l’oncologo, il radiologo, gli anestesisti, i patologi, i genetisti, il team di psicologi ed i palliativisti sono figure di fondamentale importanza perché in ogni fase della malattia, la cura ed il supporto devono essere costanti e perché questo si realizzi deve esserci sempre una figura di riferimento appropriata.

Qual è il valore della certificazione ESGO nella pratica clinica quotidiana e cosa rappresenta per un ginecologo oncologo far parte di un centro accreditato?

La certificazione ESGO consta di un percorso di più di due anni nelle quali il “Fellow” deve fare esperienza nei diversi servizi della ginecologia oncologica, tra cui il reparto di degenza, il day hospital dedicato alle chemioterapie e la sala operatoria. In particolare, per completare questa fellowship bisogna dimostrare di aver acquisito autonomia nelle più complesse procedure chirurgiche della nostra branca, una sorta di certificazione europea di conoscenza completa della materia e di capacità chirurgiche e decisionali.

Il suo lavoro scientifico è stato premiato dalla Società Europea di Ginecologia Oncologica: cosa ha rappresentato per lei questo riconoscimento e quali prospettive ha aperto nella sua attività di ricerca?

Con il progetto di ricerca premiato durante il congresso ESGO del 2025 ho avuto la possibilità di prendere parte ad un consorzio di ricerca che permette di poter studiare il tumore ovarico su dati provenienti da più di 10000 pazienti in tutta Europa. Questa opportunità straordinaria è di fondamentale importanza per dimostrare tesi di studio che con numeri limitati ad un solo centro o ad una sola nazione non sarebbe possibile.

Lei è socio di società scientifiche come SIGO e MITO: quanto è importante, per un giovane specialista, partecipare attivamente alla comunità scientifica nazionale e internazionale?

Il confronto con i colleghi provenienti da tutta Italia e tutta Europa è un valore imprescindibile per un giovane specialista, in quanto permette di conoscere i propri punti di forza e soprattutto i propri limiti, stimolando ad un continuo miglioramento ed a nuovi approcci. Inoltre, il contatto con colleghi di tutto il mondo è fonte di ispirazione per progetti di ricerca e collaborazioni scientifiche.

Quale messaggio desidera rivolgere alle lettrici di GaetaNews24 per promuovere una maggiore consapevolezza sulla salute ginecologica e sull’importanza dei controlli periodici?

Come ho detto all’inizio di questa intervista, conoscere il proprio corpo e prendersene cura è l’atto d’amore e di rispetto più grande che possiamo fare per le persone che abbiamo accanto. La nostra salute ci dà la possibilità di aiutare chi è meno fortunato, che sia un padre, una figlia, un parente o un amico. La salute femminile passa dalla prevenzione e dai controlli ginecologici, e una piccola attenzione periodica, può rivelarsi una grande risorsa nella vostra vita ed in quella dei vostri cari.

🤝 Il valore della cura e della ricerca

Dott. Matteo Loverro durante la sua presentazione al ESGE 31st Annual Congress – Lisbona, ottobre 2022

Il percorso del Dott. Matteo Loverro testimonia come la ginecologia moderna richieda competenza tecnica, aggiornamento costante, capacità di ricerca e una profonda attenzione alla persona. La sua attività, maturata in uno dei centri più prestigiosi al mondo, contribuisce ogni giorno alla crescita della ginecologia oncologica italiana e alla qualità della cura offerta alle pazienti.

GaetaNews24 ringrazia il Dott. Matteo Loverro per la disponibilità, la chiarezza e la sensibilità con cui ha condiviso il suo percorso professionale e la sua visione della ginecologia contemporanea. Un ringraziamento speciale va anche all’equipe della Ginecologia Oncologica del Policlinico Gemelli, alla Prof.ssa Anna Fagotti e al ricordo del Prof. Giovanni Scambia, la cui eredità continua a ispirare la comunità scientifica e clinica.

Contatti del Dott. Matteo Loverro

E-mail: matteo.loverro@guest.policlinicogemelli.it
Linkedin: Matteo Loverro
Sito web: www.matteoloverroginecologo.com
Whatsapp/Telefono: +39-3927964721

Dott. Matteo Loverro
ESGO Fellow
Specialista in Ginecologia e Ostetricia
Policlinico, Agostino Gemelli IRCCS
Largo A. Gemelli, 8 – 00168 Roma (Italia)

Chirurgia, ricerca e formazione il percorso di eccellenza del Dott. Matteo Loverro

Copyright – © Testi e immagini contenuti su www.gaetanews24.it sono soggetti a copyright. Tutti i diritti riservati

Visualizzazioni: 360
a cura di: Maria Vaudo