Dentro il confine invisibile: Il viaggio fotografico di Antonella Di Schino tra memoria, denuncia e rinascita
La mostra fotografica di Antonella Di Schino è stata inaugurata ieri nelle sale di Palazzo San Giacomo, sede della Pinacoteca Antonio Sapone di Gaeta. Resterà aperta al pubblico fino ai primi di agosto ed è stata curata da Mara Salipante e Vincenzo Lieto.
Il pubblico viene condotto in un percorso comprendente diciannove foto artistiche in bianco e nero che fanno riflettere e commuovono per l’alta valenza dei contenuti che evidenziano tra memoria, denuncia, resilienza. Al centro paesaggi/viaggi, persone/simbolo, metafore e mute confessioni: linguaggi onirici e luci rivelatrici che non vogliono più nascondere stati d’animo e ferite.
Un viaggio in un recinto, un’insistente invocazione di giustizia, un invito a valutare la necessità di liberare le persone da prigioni mentali, stereotipi, vere vessazioni fatte anche in nome del troppo amore!
Antonella si rivede nei cambiamenti del corpo, nelle trasformazioni del luogo/rifugio che l’ha vista crescere, scalpitare, voler fuggire, restare… e oggi tornare. Ma si specchia anche in quell’ombelico del mondo al quale non ha sempre saputo adattare le richieste del suo cuore libero e ribelle. Si rivede nel formicaio dei pensieri di fuga, spesso repressi, come nei propositi di coerenza e libertà.
Ogni visitatore potrà specchiare le proprie convinzioni, la memoria, la consapevolezza in foto che aiutano a respirare ma che a volte afferrano per la gola…
Versi di Sandra Cervone dedicati ad Antonella Di Schino
“Dentro il confine invisibile”
(Omaggio di Sandra Cervone all’artista Antonella Di Schino)
C’è un luogo dell’anima
che corrisponde al rifugio del cuore,
lo spazio che ha accolto l’infanzia
e che resta il solo dove far
“respirare ancora chi non c’è più”…
Linee chiuse o circolari, formicaio, ombelico,
paesaggi arcaici o d’acqua che non fanno più rumore,
tra memoria e risveglio.
Il confine invisibile, del resto,
pur essendo un perimetro, non ha muri, non ha direzioni.
Ha nebbia, promesse, desideri, scommesse.
Ha il passo che esita
prima di diventare “altro”.
Antonella lo fotografa
come un sogno a metà:
ombre che ricordano nomi,
scelte, credenze, imposizioni, lavoro sodo, campo, peso, criterio,
luci che frammentano il corpo:
paesaggi onirici, anfratti, risalite.
Fiori sorpresi in ampi spazi che ne sono privi, giudizi che bloccano ardori, veli e simboli che imprigionano più delle catene…
Non siamo dentro, non siamo fuori: siamo nel mezzo.
Nel respiro trattenuto
prima che il mondo cambi forma.
Varcarlo, pertanto, è chiudere gli occhi,
ritrovarsi nati di nuovo,
dall’altra parte del silenzio:
magari con un nome da sussurrare…
E si ritorna corpo, realtà…
Amore.
Foto: Mauro Meschino
Visualizzazioni: 255a cura di: Maria Vaudo







