La chirurgia ginecologica mini-invasiva al servizio della salute femminile: il percorso del Dott. Riccardo Oliva In Evidenza

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Intervista al Dott. Riccardo Oliva, specialista in Ginecologia e Ostetricia presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma | Research Fellow at IRCAD France

Dalla formazione internazionale alla pratica clinica al Policlinico Gemelli: un approccio umano, tecnologico e personalizzato per la cura delle patologie ginecologiche benigne e oncologiche

La ginecologia moderna sta attraversando una fase di profonda evoluzione. La chirurgia mini-invasiva, la robotica, l’imaging avanzato e la ricerca traslazionale stanno cambiando il modo di diagnosticare, trattare e accompagnare le pazienti affette da patologie ginecologiche benigne e oncologiche.

In questo scenario si inserisce il percorso del Dott. Riccardo Oliva, specialista in Ginecologia e Ostetricia presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, all’interno dell’équipe di Ginecologia Oncologica guidata dalla Prof.ssa Anna Fagotti.

La sua attività clinica e scientifica si concentra sulla chirurgia ginecologica mini-invasiva, laparoscopica e robotica, con particolare attenzione alla ginecologia oncologica, alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla personalizzazione dei percorsi di cura.

Alla formazione maturata al Policlinico Gemelli si affiancano esperienze internazionali in centri di riferimento come IRCAD e IHU (Strasburgo, Francia), Queen Elizabeth Hospital (Newcastle, UK), e realtà ospedaliere ad alto volume in Miami (Florida, USA) che hanno contribuito a costruire una visione moderna della chirurgia: rigorosa, tecnologica, ma sempre centrata sulla paziente.

🌟 Una visione che guida il suo lavoro

Nel raccontare il proprio percorso, il Dott. Riccardo Oliva sottolinea spesso quanto passione, innovazione e tecnologia siano elementi centrali della sua pratica clinica. Una frase che lo rappresenta e che accompagna il suo impegno quotidiano è:

“Passionate about gynecological surgery, innovation and technology. The best way to predict the future is to create it.”

✒️ Intervista al Dott. Riccardo Oliva

Per approfondire il percorso professionale, la visione clinica e l’approccio umano del Dott. Riccardo Oliva, GaetaNews24 ha raccolto una serie di domande che ripercorrono i temi centrali della ginecologia moderna: dalla chirurgia mini-invasiva alla prevenzione oncologica, fino al ruolo delle grandi scuole italiane, come quella del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, oggi guidata dalla Prof.ssa Anna Fagotti e storicamente legata anche alla figura del Prof. Giovanni Scambia, che ha segnato un’epoca nella ginecologia oncologica italiana ed europea.

Dottore, come descriverebbe il suo percorso formativo e clinico fino al suo ruolo attuale al Policlinico Gemelli?

Il mio percorso è nato esattamente il giorno in cui, da studente di Medicina, sono entrato in sala operatoria per osservare un intervento di chirurgia robotica in ginecologia oncologica.

Al Policlinico Gemelli ho avuto la possibilità di formarmi in un centro di riferimento dove la chirurgia non è mai un atto isolato, ma parte di un percorso multidisciplinare. Questo significa confrontarsi ogni giorno con casi ad alta complessità, discutere le strategie terapeutiche con diverse figure specialistiche e costruire decisioni personalizzate per ogni paziente.

Le esperienze internazionali, in particolare a Strasburgo presso IRCAD e IHU, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, mi hanno permesso di ampliare ulteriormente questa visione. Ho imparato che la chirurgia moderna si basa su un grande lavoro pre-clinico e di allenamento costante in laboratorio, dove si unisce precisione tecnica, ricerca e innovazione. La tecnologia oggi è fondamentale, ma non può mai sostituire il ragionamento clinico e il rapporto con la paziente. Deve aiutarci a curare meglio, non ad allontanarci dalla persona.

La scuola del Prof. Giovanni Scambia ha rappresentato un riferimento internazionale nella ginecologia oncologica. In che modo questa eredità professionale e scientifica continua a influenzare il vostro lavoro quotidiano?

Tutto ciò che ha trasmesso il Prof. Giovanni Scambia vive incessantemente dentro ognuna delle persone che ha avuto il privilegio e la fortuna di lavorare con lui.

È stato l’emblema di un’eccellenza che portiamo avanti ogni giorno con orgoglio nel lavoro quotidiano al Gemelli: la cura dei dettagli, l’ascolto, la ricerca continua delle soluzioni migliori possibili per ogni singola paziente.

Uno degli insegnamenti più importanti è che in ginecologia oncologica non bisogna mai ragionare in modo automatico. Ogni paziente ha una storia unica, con caratteristiche ed aspettative diverse. Ci ha insegnato a trovare sempre una soluzione, anche quando apparentemente non è visibile.

Quanto incide, nella pratica clinica, far parte dell’équipe guidata dalla Prof.ssa Anna Fagotti, oggi tra le massime esperte europee di chirurgia oncologica ginecologica?

Incide moltissimo. Lavorare nell’équipe della Prof.ssa Anna Fagotti significa confrontarsi quotidianamente con un approcci chirurgici e scientifici di altissimo livello. Anche il suo ruolo internazionale, già come guida della Società Europea di Ginecologia Oncologica, ha contribuito a mantenere il nostro gruppo in costante dialogo con le principali realtà europee e internazionali della disciplina.

Per un giovane chirurgo, crescere in un contesto di questo tipo significa imparare che l’eccellenza non è solo abilità tecnica, ma anche disciplina, responsabilità, lavoro di squadra e capacità di prendere decisioni complesse nell’interesse della paziente.

In che modo laparoscopia e chirurgia robotica stanno trasformando la gestione delle patologie ginecologiche?

La laparoscopia e la chirurgia robotica hanno cambiato profondamente la chirurgia ginecologica. Sono ormai ben noti a tutti i vantaggi per le pazienti che si sottopongono ad interventi mini-invasivi laparoscopici e robotici. Una visione chiara dell’anatomia, una maggiore precisione nei gesti chirurgici per il chirurgo. Un minore dolore post-operatorio, una riduzione della degenza, un minore impatto estetico con ritorno più veloce alla vita quotidiana per la paziente.

Tuttavia, il punto e la sfida più grandi rimangono sempre scegliere l’approccio più adatto alla singola paziente.

La chirurgia mini-invasiva non deve essere uno slogan. Deve essere una scelta appropriata, sicura e oncologicamente corretta. Quando questi criteri sono rispettati, laparoscopia e robotica rappresentano strumenti straordinari per migliorare la qualità della cura.

Quali sono oggi le principali sfide nella diagnosi e nel trattamento dei tumori ginecologici?

Le sfide principali sono la diagnosi precoce, la corretta selezione del trattamento e la personalizzazione delle cure.

Alcuni tumori ginecologici, come il carcinoma ovarico, vengono spesso diagnosticati in fase avanzata. In questi casi è fondamentale che la paziente venga presa in carico in centri con elevata esperienza, perché la qualità del percorso diagnostico e chirurgico può incidere in modo significativo sull’esito della malattia.

Oggi abbiamo strumenti sempre più raffinati: imaging avanzato, test molecolari, terapie mirate, chirurgia mini-invasiva quando indicata e approcci multidisciplinari. La vera sfida è integrare tutto questo in modo coerente, evitando trattamenti generici e costruendo percorsi realmente su misura.

L’endometriosi è una condizione complessa e spesso invalidante. Qual è il suo approccio clinico e chirurgico?

L’endometriosi richiede prima di tutto ascolto. Molte donne arrivano alla diagnosi dopo anni di sintomi ignorati: dolore pelvico, dismenorrea severa, dolore nei rapporti, disturbi intestinali o urinari, difficoltà riproduttive.

Il primo obiettivo è capire quanto la malattia impatti sulla qualità di vita della paziente. Non tutte le donne devono essere operate e non tutte richiedono lo stesso trattamento. La terapia può essere dapprima medica, e solo successivamente chirurgica, eventualmente combinata in casi selezionati, sempre valutando età, desiderio di gravidanza, intensità dei sintomi e localizzazione della malattia.

Quali sono le opzioni terapeutiche più efficaci e meno invasive per i fibromi uterini?

I fibromi uterini sono molto frequenti e non sempre richiedono un trattamento. La decisione dipende dai sintomi: sanguinamenti abbondanti, anemia, dolore, senso di peso, infertilità o aumento volumetrico dell’utero.

Oggi disponiamo di diverse opzioni: terapia medica, isteroscopia per i fibromi intracavitari, miomectomia laparoscopica o robotica nei casi selezionati, fino all’approccio laparotomico in caso di fibromi multipli. L’isterectomia viene proposta quando non vi è più desiderio riproduttivo e il quadro clinico lo richiede.

L’obiettivo non è trattare “il fibroma” in astratto, ma trattare la paziente. Una donna giovane con desiderio di gravidanza avrà un percorso diverso rispetto a una donna in perimenopausa con sanguinamenti severi e anemia.

Come accompagna le donne nel percorso della menopausa e quali strumenti personalizzati ritiene più utili?

La menopausa è una fase fisiologica della vita che talvolta decorre totalmente senza problemi, ma in altri casi può accompagnarsi a sintomi importanti che alterano sensibilmente la qualità della vita: vampate, insonnia, alterazioni dell’umore, secchezza vaginale, dolore nei rapporti, modificazioni metaboliche.

Il primo passo è parlarne senza banalizzare. Molte donne pensano di dover “sopportare”, ma oggi esistono strategie efficaci e sicure se correttamente indicate.

Il percorso deve essere personalizzato: valutazione clinica, anamnesi familiare e oncologica, rischio cardiovascolare, salute ossea, sintomi prevalenti e aspettative della paziente. In alcuni casi può essere indicata una terapia ormonale, in altri trattamenti locali, modifiche dello stile di vita o approcci non ormonali. L’importante è costruire una scelta consapevole e condivisa.

Quali innovazioni stanno migliorando la qualità di vita delle pazienti con disturbi del pavimento pelvico?

I disturbi del pavimento pelvico, come incontinenza urinaria, prolasso e dolore pelvico, hanno un impatto enorme sulla vita quotidiana, e sono fra i disturbi più frequenti in assoluto nella vita di una donna. Spesso vengono riferiti tardi per imbarazzo o perché considerati “normali” dopo il parto o con l’età.

Oggi l’approccio è molto più completo rispetto al passato. La riabilitazione del pavimento pelvico, la fisioterapia specialistica, i trattamenti locali, la chirurgia mini-invasiva nei casi selezionati permettono di ottenere risultati importanti.

Anche qui il punto centrale è non ridurre tutto ad un sintomo. Bisogna capire come quel disturbo condiziona la vita della donna e costruire un percorso proporzionato al problema.

Quanto conta la prevenzione nella salute femminile e quali screening considera fondamentali?

La prevenzione è uno degli strumenti più potenti che abbiamo.

Gli screening fondamentali restano il Pap test e l’HPV test per la prevenzione del tumore della cervice uterina, i controlli ginecologici periodici, l’ecografia quando indicata e una valutazione attenta della storia familiare.

Un aspetto sempre più importante riguarda le donne con familiarità per tumori ginecologici o mammari. In questi casi può essere utile un percorso di counselling dedicato, con eventuale valutazione genetica quando indicata.

Le sue esperienze tra Regno Unito, Francia e Stati Uniti come hanno influenzato il suo modo di operare?

Mi hanno insegnato che non ruota tutto solo intorno a tecniche diverse, ma ai modi diversi di pensare.

Nel Regno Unito ho potuto approfondire aspetti della ginecologia oncologica in un sistema molto strutturato. A Strasburgo, presso IRCAD e IHU, ho vissuto da vicino l’integrazione tra vero e proprio “allenamento” chirurgico giornaliero su modelli pre-clinici utilizzando diverse piattaforme robotiche con la successiva integrazione di imaging ed intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti ho avuto modo di confrontarmi con realtà ad altissimo volume chirurgico e con modelli organizzativi molto diversi da quelli europei. Questo mi ha aiutato a riflettere maggiormente su standardizzazione, flussi di lavoro e ottimizzazione dei percorsi chirurgici.

Penso che queste esperienze possano dare prospettive più ampie e debbano essere costantemente perseguite quando possibile. Oggi il chirurgo non può limitarsi a eseguire bene un intervento. Deve continuare comprendere la tecnologia, dialogare con altre realtà e misurarsi con scenari diversi da quelli abituali per continuare a formarsi.

Quanto è importante integrare ricerca, tecnologia e chirurgia per offrire cure sempre più personalizzate?

La ricerca serve a fare domande migliori, a valutare i risultati in modo oggettivo e a capire dove possiamo migliorare. La tecnologia può aiutarci a vedere meglio, lavorare con maggiore precisione, analizzare dati e rendere alcuni percorsi più sicuri e standardizzati. Ma il valore vero nasce dall’integrazione di tutte queste cose.

Cosa ha rappresentato per lei il Premio Best ePoster Presentation al Congresso Europeo di Ginecologia Endoscopica (ESGE)?

Si trattava di “Robotic approach for the treatment of gynecological cancers recurrences: A ten-year single-institution experience”. È stato un riconoscimento importante, non tanto per il premio in sé, quanto perché ha valorizzato un lavoro di gruppo costruito insieme ai miei colleghi. È stato un onore portare il nostro lavoro così in alto e devo ringraziare il Dott. Valerio Gallotta per quell’opportunità.

Presentare progetti in contesti europeo significa confrontarsi con colleghi che possono avere conoscenze e visioni diverse, che mettono alla prova la solidità delle proprie idee.

Qual è il messaggio che desidera rivolgere alle donne che affrontano un percorso ginecologico, benigno o oncologico?

Direi innanzitutto di non sentirsi sole. Di affidarsi e lasciarsi guidare.

Una diagnosi, di qualunque natura, può generare paura, incertezza e senso di smarrimento. Ma oggi abbiamo strumenti diagnostici, chirurgici e terapeutici molto più avanzati rispetto al passato, e possiamo costruire percorsi sempre più precisi e personalizzati.

Il mio invito è a non rimandare i controlli, a fare domande, e ad affidarsi a centri e professionisti con esperienza specifica.

🏥 Un impegno quotidiano per la salute femminile

Il percorso del Dott. Riccardo Oliva racconta una ginecologia moderna fatta di chirurgia mini-invasiva, ricerca, formazione continua e attenzione concreta alla qualità di vita delle pazienti.

Tra attività clinica, esperienze internazionali e innovazione tecnologica, il suo lavoro si inserisce in una visione della medicina sempre più personalizzata, multidisciplinare e orientata non solo alla cura della malattia, ma alla persona nella sua interezza.

In un momento storico in cui la tecnologia sta trasformando rapidamente la chirurgia, la vera sfida resta mantenere centrale il rapporto umano con la paziente: ascolto, fiducia, chiarezza e responsabilità continuano a rappresentare strumenti fondamentali della pratica clinica.

Contatti del Dott. Riccardo Oliva

E-mail: riccardo.oliva@guest.policlinicogemelli.it
Linkedin: Riccardo Oliva

Dott. Riccardo Oliva
Specialista in Ginecologia e Ostetricia
Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS
Largo A. Gemelli, 8 – 00168 Roma (Italia)

La chirurgia ginecologica mini-invasiva al servizio della salute femminile

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a cura di: Maria Vaudo