Il Professore che tesseva alleanze con l’anima

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Nel mondo della medicina, dove spesso il tempo corre più veloce delle relazioni, c’è stato un uomo capace di rallentare per dare spazio all’essenziale: il Professor Giovanni Scambia. Non solo un luminare della ginecologia oncologica, ma un maestro di umanità, di ascolto, di fiducia.

Molti lo ricordano per la sua capacità di costruire rete. Ma non si trattava di una rete fatta di incarichi o collaborazioni da curriculum. Era una rete fatta di persone. Di nomi, di storie, di incontri. Lui stesso diceva: “Il bene si fa insieme oppure si illude.”

Chi ha lavorato con lui non parla solo di un capo, ma di un compagno. Di un uomo che camminava accanto, non davanti. Fidarsi, per lui, non era debolezza. Era fiducia nella vita, nelle scelte, nei legami.

🔹 Il ritratto di Giovanni Scambia Segue il testo integrale scritto da Giusy Palermo, che ne ha saputo cogliere l’essenza con parole che restano:

C’è un filo silenzioso che tiene insieme le cose e spesso non lo si vede finché non manca. Un gesto, uno sguardo, una parola detta con semplicità e senza calcolo sono questi i modi in cui si costruiscono le alleanze vere.

Giovanni Scambia lo sapeva, gli veniva naturale. Forse perché non credeva nelle gerarchie dei titoli ma in quelle dell’anima. E in questo era maestro.

Aveva un modo unico di stare con gli altri. Non occupava lo spazio, lo condivideva. Non imponeva il pensiero, lo apriva. Non parlava di sé ma faceva in modo che l’altro si sentisse visto.

Nei corridoi dell’ospedale, dove tutto corre, lui sapeva fermarsi. Anche solo per un saluto, anche solo per un cenno.

I suoi colleghi, giovani, esperti, appena arrivati o prossimi alla pensione, lo sentivano vicino. Non perché cercasse il consenso, ma perché si sentiva il rispetto.

Un rispetto che si vedeva nei piccoli gesti, il modo in cui ascoltava, come custodiva un’idea altrui, o come sapeva gioire sinceramente per i successi degli altri senza mai sentirsi scavalcato.

Aveva lo sguardo largo di chi non ha bisogno di prime file ma preferisce restare accanto.

Molti dicono che sapeva costruire rete. È vero. Ma non era una rete fatta di numeri, incarichi o collaborazioni da curriculum. Era una rete fatta di persone. Di nomi, di storie, di incontri.

Lui stesso diceva che il bene si fa insieme oppure si illude.

Continuava a credere nelle persone. Si fidava.

È strano dirlo, perché oggi la fiducia sembra un rischio da evitare. Ma per lui era parte del cammino.

Aveva fiducia nei colleghi, anche in quelli più giovani. Non li metteva alla prova per diffidenza ma li metteva in condizione di esprimersi. Non controllava ma accompagnava. Non temeva che qualcuno potesse superarlo, perché non aveva nulla da difendere, aveva molto da offrire.

Era un uomo sicuro. Non sicuro in modo rigido, ma profondo. Sapeva quello che sapeva e per questo non temeva il sapere altrui. Al contrario, lo cercava. Si incuriosiva. Chiedeva pareri. Si confrontava.

Non aveva paura di sembrare in dubbio, perché nel dubbio ci vedeva un’occasione.

Anche questo era un modo di costruire relazioni, affidandosi, non solo affidando.

Fidarsi, per lui, non era debolezza. Era fiducia nella vita, nelle scelte, nei legami.

E proprio perché si fidava, riusciva a far emergere negli altri il meglio. Non cercava copie di sé ma persone libere. Sapeva riconoscere chi aveva visione, chi aveva talento, chi aveva cuore. E li lasciava crescere.

Forse anche per questo, chi ha lavorato con lui non parla solo di un capo ma di un compagno. Di un uomo che camminava accanto, non davanti.

Aveva il dono di far sentire l’altro al posto giusto. Non c’era bisogno di lunghi discorsi, bastava il modo in cui ti guardava, il tono pacato con cui chiamava per nome, la calma con cui ascoltava anche le cose più complesse.

Nessuna tensione, nessuna fretta. Era come se in lui il tempo si dilatasse per permettere alla relazione di respirare.

Nel suo modo di stare con gli altri c’era qualcosa di antico e insieme nuovo.

Un rispetto che non chiedeva nulla in cambio. Una fiducia che non era cieca ma scelta. Una presenza che non ingombrava mai.

E forse è per questo che ancora oggi chi lo ha incontrato porta dentro di sé qualcosa di lui. Non un’idea, non un metodo, ma una traccia più sottile, quella di un uomo che sapeva tenere le persone insieme. Non con il potere ma con l’anima.

Perché ci sono legami che non si vedono ma restano. E chi ha conosciuto davvero Giovanni Scambia lo sa, non serve nominarlo per sentirlo vicino. Basta il modo in cui si sceglie di stare con gli altri.

Questo era il Professor Giovanni Scambia. Un uomo capace di costruire relazioni dove altri alzano muri. Di generare fiducia e rispetto dove molti cercano solo potere o visibilità.

Un tessitore di alleanze.

“Ci sono legami che non si vedono ma restano. E chi ha conosciuto davvero Giovanni Scambia lo sa, non serve nominarlo per sentirlo vicino. Basta il modo in cui si sceglie di stare con gli altri.” — Giusy Palermo

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a cura di: Maria Vaudo