Il coraggio fino all’ultimo respiro
In un tempo che spesso premia la distanza, la fretta, l’autoprotezione, la loro scelta appare come un atto rivoluzionario. Un insegnamento che non ha bisogno di proclami. Vivere, in fondo, significa esserci. Davvero. Fino all’ultimo respiro.
“La vera grandezza è servire, anche quando costa fatica. È l’arte di esserci, fino alla fine.”
Le parole che seguono sono state scritte con profonda sensibilità da Giusy Palermo, e meritano di essere riportate integralmente:
Il coraggio fino all’ultimo respiro Federico Rea e Giovanni Scambia, due medici. Un solo gesto d’amore Ci sono uomini che, nel momento in cui la vita li mette alla prova più dura, non si tirano indietro. Uomini che non scelgono il riposo ma l’azione, che non si rifugiano nella paura ma nella cura. Sono quelli che continuano a essere presenti anche quando il corpo cede, e che proprio nell’ora più fragile mostrano la parte più luminosa della loro umanità.
Il professor Federico Rea e il professor Giovanni Scambia sono stati due di questi uomini. Due giganti della medicina italiana, due figure che hanno saputo vivere il proprio mestiere come vocazione e la propria vocazione come missione d’amore.
È venerdì 4 luglio quando il professor Federico Rea, luminare della chirurgia toracica e trapiantologo polmonare, entra in sala operatoria con la febbre alta. Sa bene che quel gesto potrebbe essere l’ultimo, ma non rinuncia. C’è un uomo di settant’anni, gravemente malato, che ha bisogno di lui. Solo lui può tentare di salvarlo. Rea si affida alla sua esperienza, alla sua lucidità, alle sue mani. E ci riesce. Il paziente esce dalla Rianimazione guarito. Qualche ora dopo, il professore muore. Il suo ultimo atto è stato un dono. La vita di un altro salvata con la propria stanchezza, con il proprio limite, con la propria grandezza.
Cinque giorni prima, anche il professor Giovanni Scambia, oncologo ginecologo di fama internazionale, affronta il suo ultimo intervento. Anche lui febbricitante. Non si sottrae. Entra in sala, opera, si prende cura. Non per eroismo, ma per fedeltà. Fedeltà a un patto silenzioso con la vita e con le sue pazienti. Per lui, ogni intervento non è mai stato solo tecnica. È sempre stato gesto pieno, presenza, responsabilità profonda.
Due storie che si sfiorano nel tempo, nel gesto, nello spirito. Due uomini che, pur non incontrandosi in quell’ultimo tratto di strada, sembrano camminare insieme. Uniti da un’identica idea di medicina, che non si misura solo in numeri e competenze, ma in scelte radicali e in atti di generosità assoluta.
Il professor Rea e il professor Scambia hanno vissuto la loro professione fino in fondo. Non hanno mai smesso di esserci. E in quell’esserci, anche nella febbre, nella stanchezza, nella consapevolezza che la vita stava cambiando ritmo, hanno trovato la forza di donarsi ancora una volta.
Ci lasciano un’eredità che va oltre la memoria. Non è solo ammirazione quella che oggi li circonda. È gratitudine. È silenzioso rispetto per chi ha trasformato la propria fine in un gesto d’amore per l’altro.
Visualizzazioni: 357a cura di: Maria Vaudo



